sabato 4 luglio 2009

Giornalisti in Honduras minacciati di morte

http://www.gennarocarotenuto.it/author/gc/

Segnalo alcuni casi urgenti di giornalisti honduregni minacciati di morte. Si tratta di:

Eldras Amado Lopez (nella foto), direttore del canale 36, chiuso dalla dittatura e minacciato di morte. Aveva già sofferto un attentato nell’agosto 2008. Attualmente è in clandestinità.

Luis Galdanas, direttore del programma “Tras la Verdad”, di radio Globo. Minacciato di morte ha resistito alla chiusura della radio, si è chiuso nel suo studio, i militari hanno distrutto la porta ma lui è riuscito a scappare dalla finestra e da allora, domenica 28, è in clandestinità.



Golpe in Honduras

http://www.giannimina-latinoamerica.it/visualizzaNotizia.php?idnotizia=251

HONDURAS: VERSO UN MURO CONTRO MURO SENZA SOLUZIONE?

Gennaro Carotenuto
(03 luglio 2009)

Resistenza popolare contro manifestazioni di appoggio al golpe, con grandi mobilitazioni dall’una e dall’altra parte. È oramai stato d’assedio in Honduras con la sospensione del “diritto all’inviolabilità del domicilio, al diritto di associazione, libertà di spostamento e di espressione” come ha comunicato senza vergogna il deputato Rolando Dubón Buezo, portavoce della giunta golpista. La diplomazia è compatta nell’isolare il dittatore Roberto Micheletti (il paisà tifoso dell’Atalanta che riscuote una scandalosa fortuna nei media di regime italiani) ma allo stesso tempo, anche per la posizione di retroguardia assunta dagli Stati Uniti, non siamo alla vigilia di una sconfitta politica del golpe.
Micheletti nelle ultime ore confonde le acque promettendo di anticipare le elezioni mentre domani il presidente deposto Mel Zelaya vorrebbe rientrare in patria sotto braccio a José Miguel Insulza (segretario dell’OSA) e Cristina Fernández de Kirchner (presidente argentina). Sarà arrestato come dichiarato da Gorilletti Micheletti, ucciso come temono molti, riprenderà il suo posto nella Casa Presidenziale, come spera la Resistenza o resterà impantanato in trattative che tradiranno i movimenti indigeni, sociali e popolari che l’appoggiano rinunciando all’Assemblea Costituente?
In ogni caso sta diventando difficilissimo orientarsi nell’evoluzione del golpe in Honduras e capire cosa può succedere nella giornata campale di domani. Da una parte si rafforza la Resistenza e atti di ribellione al governo di fatto si moltiplicano in ogni angolo del paese. A Tegucigalpa, nel pomeriggio del 2 luglio un’immensa marcia pacifica ha invaso la città senza incontrare né esercito né polizia. Contemporaneamente a San Pedro Sula, la capitale industriale ed economica, la repressione è stata fortissima, con almeno 60 arresti e molti feriti. Una manifestazione nazionale più grande è convocata per oggi nella capitale in un paese paralizzato dallo sciopero generale e sarà aperta dalle comunità indigene garifuna, quelle che hanno pagato forse il prezzo più alto con il Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti che una nuova Costituzione avrebbe potuto rivedere.
E vero anche che i golpisti ogni giorno schierano in piazza le loro truppe cammellate dando oggettiva dimostrazione di forza: sono fedeli delle chiese terrorizzati dal comunismo e soprattutto dal “chavismo” (persone miti e devote che dunque preferiscono la sicurezza delle camere di tortura all'incognita del voto popolare), classe media benestante, studenti delle università per ricchi che organizzano nelle piazze penosi reading della costituzione del 1982 scritta dal dittatore Policarpo Paz, millantata come fosse la "Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo".
Mentre si alza forte l’allarme delle associazioni per i diritti umani per lo stato d’assedio proclamato, nel paese sono segnalati tra l’altro reclutamenti illegali di adolescenti nelle forze armate, si profila una strategia golpista per annacquare la compattezza del fronte diplomatico internazionale. Il dittatore Roberto Micheletti, che continua a sostenere che Zelaya sarebbe arrestato al momento di rimettere piede su suolo honduregno, ha infatti aperto all’anticipo delle elezioni presidenziali previste per fine novembre. Ben poco, per non dire nulla.
Insulza intanto anticiperà Zelaya già oggi a Tegucigalpa: “Non vado a negoziare ma solo a restaurare la democrazia e lo stato di diritto ha dichiarato”. Sullo sfondo però c’è almeno l’amnistia per la giunta golpista e probabilmente il ricatto che di una nuova Costituzione in Honduras non si parli più almeno per un bel pezzo.

venerdì 3 luglio 2009

Perché il biologico può sfamare il mondo

Perché il biologico può sfamare il mondo

1RESE PIÙ ELEVATE

Passare al biologico aumenta le rese agricole nel Sud
del mondo ed è in grado di soddisfare il fabbisogno alimentare,
purché si riduca drasticamente il consumo di
carne e si promuovano piccole produzioni orticole domestiche.

2MENO ENERGIA FOSSILE

Per produrre 1 caloria sotto forma di cibo, l’agricoltura
convenzionale consuma 10 calorie di petrolio. In agricoltura
biologica il consumo di energia è del 25% in
meno, senza contare i risparmi della vendita diretta.

3MENO GAS SERRA
Nel 2003 la produzione di nitrato d’ammonio, il fertilizzante
più usato in agricoltura convenzionale, ha causato
il 10%delle emissioni industriali di gas serra in Europa.
Con l’agricoltura biologica si aumenta la sostanza organica
del suolo, che imprigionando il carbonio nel terreno
impedisce il rilascio di CO2 nell’atmosfera.

4MENO ACQUA
Il mercato agricolo mondiale oggi è dominato da frumento,
mais e riso che insieme consumano il 72% dell’acqua
dolce del pianeta. Con l’agricoltura biologica si
risparmia acqua perché i concimi organici e la pacciamatura
stimolano i processi di mineralizzazione e aumentano
il contenuto di sostanza organica del suolo
che trattiene l’acqua.

5PIÙ CIBO LOCALE
Per arrivare dal campo al piatto, gli ingredienti di un pasto
medio percorrono mediamente circa 1600 km. Il biologico
tende a promuovere il cibo locale, premiando i
produttori e riducendo l’impatto ambientale dei trasporti.

6NIENTE PESTICIDI
Negli ultimi 45 anni, il numero dei pesticidi di sintesi in
commercio è passato da 22 ad oltre 450. In tutto il
mondo, le morti accidentali dovute a esposizione o avvelenamento
da pesticidi, sono stimate in 20.000 l’anno.
In agricoltura biologica non si utilizzano pesticidi di sintesi,
perché una pianta sana in un terreno sano è più resistente
ai danni causati dai parassiti.

7RIDOTTO IMPATTO AMBIENTALE
Occupando il 44%del nostro territorio nazionale, l’agricoltura
è l’attività che più influisce sull’ambiente. Lamonocultura
e le tecniche agricole intensive hanno portato,
a partire da 1962, ad una diminuzionemedia del 30%degli
uccelli di campagna, insieme anche ad altre specie
animali e vegetali. Al contrario, l’agricoltura biologica incoraggia
la biodiversità per mantenere la fertilità del
suolo e sostenere il controllo naturale dei parassiti.

8PIÙ VALORE NUTRIZIONALE
I prodotti biologici contengono livelli più elevati di elementi
nutritivi essenziali, compresi ferro, magnesio, fosforo
e vitamina C e contenuti inferiori di nitrati, che
possono essere tossici per l’organismo.

9SALVAGUARDIA DELLE VARIETÀ LOCALI
L’agricoltura intensiva si basa su un’elevata specializzazione
e sulla coltivazione di un numero ristretto di
specie vegetali, portando alla sparizione di migliaia di
antiche varietà. L’agricoltura biologica invece promuove
la biodiversità e valorizza specie e varietà locali.

10NUOVI POSTI DI LAVORO
Dal 2003 al 2005 in Italia sono scomparse 235.000
aziende agricole. Il declino della forza lavoro rurale è una
conseguenza dell’industrializzazione dell’agricoltura.
L’agricoltura biologica crea nuovi posti di lavoro e richiama
nuove forze nelle campagne.


…e gli ogm no

1RISULTATI FALLIMENTARI
Malgrado il grande martellamento pubblicitario,
le piante modificate geneticamente fino ad oggi
hanno dato scarsissimi risultati.

2COSTI ESORBITANTI

Le coltivazioni ogm costano ai governi e agli agricoltori
più di quello che rendono. Fino ad oggi le
coltivazioni ogm sono costate all’economia degli
Stati Uniti circa 8 miliardi di euro. In India la coltivazione
di cotone ogm costa il 10%in più e dà profitti
del 40% in meno.

3RISCHIO CONTAMINAZIONE
Per quanti sforzi si facciano, èmolto difficile evitare
l’inquinamento genetico.

4DIPENDENZA DAI PESTICIDI
Anziché ridurre la dipendenza da pesticidi e fertilizzanti,
le coltivazioni ogm spesso fanno aumentare
l’impiego di questi prodotti, che poi ci ritroviamo
nel piatto.

5CIBO INDESIDERATO
Malgrado i grandi sforzi dell’industria biotech per
curare la propria immagine, i consumatori rimangono
fortemente contrari ai cibi ogm.

6SUPER ERBACCE
Sono già emersi numerosi casi di specie resistenti
alle coltivazioni ogm, rendendo necessario l’uso
di erbicidi ancora più nocivi.

7SCIENZA O MARKETING?
Le soluzioni offerte dall’industria biotech, di fronte
ad un’analisi scientifica obiettiva, si rivelano delle
operazioni di marketing prive di fondamento.

8RISCHI PER LA SALUTE
Test su animali nutriti con ogmhanno dato risultati
preoccupanti, mentre uno studio realizzato nel
2002 su un gruppo di persone ha dimostrato che la
soia ogmpuò trasferire il suomateriale genetico ai
batteri del sistema digestivo.

9FAME E MALNUTRIZIONE
A differenza di quanto affermano i loro sostenitori,
gli ogmfanno registrare rese più basse e quindi non
rappresentano una soluzione valida contro lo spettro
della fame e della malnutrizione.

10DIPENDENZA DAL PETROLIO
Le colture ogm dipendono dai combustibili fossili
per la produzione di fertilizzanti e sono pensate in
funzione di un’agricoltura industriale intensiva su
vasta scala.

IL MENSILE PER L’ECOLOGIA DELLA MENTE E LA DECRESCITA FELICE • DAL 1977
www.aamterranuova.it
Allegato al numero di settembre 2008 di AamTerra Nuova

mercoledì 1 luglio 2009

Le bugie di Reporter senza frontiere su Cuba

http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=9304


di Salim Lamrani - da comedonchisciotte.org

Un reportage con telecamera nascosta, ampiamente diffuso dai maggiori canali televisivi occidentali, mostra la direzione del Melia Cohiba all'Avana vietare l'accesso a internet ai cubani e riservarlo ai clienti dell'hotel. Reportage questo, su cui si fonda la campagna di denuncia promossa da Reporter Senza Frontiere (RSF) contro la censura politica castrista. Problema: questa piccola messa in scena è contraddetta da altri documenti citati dalla stessa pseudo-ONG.

Il 20 maggio 2009 RSF ha pubblicato una dichiarazione su Cuba nella quale si afferma: “chiunque può navigare su internet...a meno che non si tratti di un cubano”. Per sostenere la sua tesi RSF presenta un video, filmato tramite telecamera nascosta, di una scena durante la quale un cubano si vede vietato l'accesso a internet in un hotel [1]. L'organizzazione aggiunge che “colui che naviga su internet rischia fino a vent'anni di prigione per la pubblicazione di un articolo contro-rivoluzionario (articolo 91) e 5 anni per connessione illegale”. Inoltre RSF ricorda che: “Cuba resta la seconda prigione per giornalisti al mondo, dopo la Cina” sottolineando che “24 professionisti dei media” sono “imprigionati col falso pretesto di essere mercenari al soldo degli Stati Uniti” [2].

Risulta semplice mettere RSF davanti alle sue contraddizioni. In effetti, mentre l'organizzazione parigina afferma che nessun cubano può connettersi ad internet, ecco spuntare il link..."il testo della blogger Yoani Sanchez” che vive a Cuba e che si pronuncia apertamente contro il governo dell'Avana tramite internet. Come può la Sanchez esprimersi, se non ha l'accesso ad internet? Il suo ultimo intervento risale al 27 maggio 2009. Ha inoltre scritto il 25 maggio, il 23 maggio, il 22 maggio, il 19 maggio, il 18 maggio, il 16 maggio, il 15 maggio, il 13 maggio, il 10 maggio, il 9 maggio, il 7 maggio, il 6 maggio, il 4 maggio, il 2 maggio, il 29 aprile, il 28 aprile, il 27 aprile, il 26 aprile, il 25 aprile, il 23 aprile e il 21 aprile 2009. Così, durante il mese che ha preceduto la pubblicazione della dichiarazione di RSF riguardo internet a Cuba, Yoani Sanchez ha potuto connettersi a internet, da Cuba, almeno 18 volte [3].

RSF si contraddice scioccamente da una pubblicazione all'altra. Così in un rapporto del marzo 2008 riguardo al giornalismo indipendente a Cuba, l'ente parigino sottolinea che "il blog di Yoani Sánchez fa parte di un più ampio portale, Consenso/Desdecuba.com, animato da 5 blogger e con una redazione formata da 6 persone, il cui obiettivo è essenzilamente commentare l'attualità politica del paese. Il sito può vantarsi di aver raggiunto quota 1,5 milioni di visitatori nel febbraio scorso, a un anno dalla nascita, di cui 800.000 grazie al blog Generacion Y. Più impressionanate ancora, il 26% dei visitatori ha domicilio a Cuba, in terza posizione a seguito di Stati Uniti e Spagna"[4]. Una semplice domanda: come possono "il 26% dei lettori cubani" consultare il blog della Sánchez se è vietato loro l'accesso a internet?[5]

RSF ha utilizzato il caso isolato di un hotel, col supporto di una telecamera nascosta, per generalizzare il divieto d'accesso ad internet all'isola intera e stigmatizzare le autorità cubane. Il colmo della storia è l'intervento di Yoani Sánchez del 23 maggio: "abbiamo fatto un'inchiesta tramite una dozzina di blogger in più di 40 hotel della città e tutti, tranne l'Occidental Miramar, hanno affermato di non essere a conoscenza del regolamento che vieterebbe l'accesso a internet ai cubani". La blogger preferita dei media occidentali è la prima a contraddire le citazioni pretestuose di RSF.[6].

RSF afferma in seguito che chiunque pubblichi un articolo critico nei riguardi del governo cubano è passibile di vent'anni di reclusione e cita, con l'intento di supportare la sua tesi l'articolo 91, senza fornire abbastanza precisazioni. Cosa dice l'articolo 91 del Codice Penale cubano? Eccolo nella sua integrità: "colui che, nell'interesse di una nazione straniera, svolge attività il cui fine è di danneggiare l'indipendenza dello Stato cubano o la sua intergrità territoriale, sarà passibile dai 10 ai 20 anni di reclusione, o di pena di morte". La menzogna sfacciata da parte di RSF è facilmente constatabile. L'articolo in questione, infatti, non vieta affatto la pubblicazione di analisi di carattere eterodosso su internet e non limita in alcun modo la libertà d'espressione. Ciò che viene sanzionato, sono invece gli atti di tradimento alla patria [7].

Questa stessa logica porterebbe ad utilizzare l'articolo 411-2 del Codice Penale francese ("Il fatto di offrire a una potenza straniera, o a un'organizzazione estera o sotto controllo estero, o ai loro agenti o soldati appartenenti alle forze armate francesi, in tutto o in parte il territorio del paese, è punibile con la detenzione per la vita e 750000 euro d’ammenda") o la sezione 411-4 ("il fatto di tenere rapporti di intelligence con una potenza straniera, un'impresa o un'organizzazione straniera o sotto controllo straniero o con i loro agenti, al fine di suscitare ostilità o atti di aggressione contro la Francia, è punito con 30 anni di detenzione e 450.000 euro di ammenda. È punito allo stesso modo il fatto di fornire ad una potenza straniera, ad un'impresa o ad un'organizzazione straniera o sotto controllo straniero o ai loro agenti, i mezzi per intraprendere ostilità o compiere atti di aggressione contro la Francia") per accusare il governo di Nicolas Sarkozy di repressione contro coloro che navigano in internet.

D'altro canto, basta consultare il blog di Yoani Sánchez, estremamente critico nei confronti delle autorità cubane, o leggere gli scritti dell'opposizione per rendersi conto di quanto le accuse fatte dall'organizzazione parigina siano prive di fondamento.

RSF certifica ugualmente che ogni cubano è passibile di "una pena di 5 anni per connessione illegale ad internet". Qui l'ente francese si limita a sentenziare un'affermazione perentoria senza nemmeno prendersi la briga di citare un testo di legge che, evidentemente, non esiste. Ancora una volta, RSF asserisce l'ennesima anti-verità.

Infine, RSF ripete la stessa manfrina assicurando che "24 professionisti dei media" sono "detenuti con la falsa accusa di essere mercenari al soldo degli Stati Uniti". L'organizzazione non è in grado di mostrare coerenza e rigore nei propri documenti. Infatti, nella versione spagnola di questo articolo, parla di non più di "19 detenuti" [9]. Ma i numeri importano poco, la beffa è doppia ancora una volta. Da un lato, sui "24 professionisti dei media" citati dall’organizzazione, solo uno è in possesso di una formazione da giornalista, Oscar Elias Biscet. Gli altri non avevano mai esercitato il mestiere prima di prendere la parte del dissenso. D'altro canto, questi individui non sono stati condannati per la loro produzione intellettuale sovversiva, bensì per aver accettato compensi in denaro offerti da Washington, passando così da agenti all'opposizione a collaboratori pagati da una potenza straniera, commettendo automaticamente un reato grave punito non solo dalla legge cubana, ma dal codice penale di ogni paese del mondo. Vi sono molteplici prove a sostegno di quanto finora affermato: gli Stati Uniti riconoscono di finanziare l'opposizione interna cubana e i loro stessi documenti lo attestano, i dissidenti confessano di ricevere aiuti finanziari da parte di Washington e anche Amnesty International ammette che le persone incarcerate sono state condannate "per aver ricevuto fondi o materiale dal governo statunitense per delle attività percepite dalle autorità come sovversive o dannose per Cuba"[10].

RSF non è un'organizzazione degna di credito poiché la sua agenda è innanzitutto politica e ideologica. Come si è potuto constatare, è facile mettere l'organizzazione parigina di fronte alle sue contraddizioni e svelarne le manipolazioni. D'altronde, RSF non può godere di nessuna legittimità poiché riconosce di essere finanziata dal National Endowment for Democracy (NED) che altro non è che la facciata ufficiale della CIA , come ha osservato il New York Times nel marzo 1997 affermando che il NED "è stato creato 15 anni fa per continuare a eseguire pubblicamente ciò che la CIA ha fatto per decenni di nascosto"[12].

Salim Lamrani Docente presso l’Université Paris-Descartes e all'Université Paris-Est Marne-la-Vallée e giornalista francese, specialista nelle relazioni tra Cuba e Stati Uniti. Autore di "Cuba di fronte all'impero: Propaganda, guerra economica e terrorismo di Stato", ultimo libro pubblicato in francese: "Double Morale. Cuba, l’Union européenne et les droits de l’homme".

[1] « Restricción del acceso a Internet para cubanos en el hotel Melia Cohíba », YouTube

[2] Reporters sans frontières, « N’importe qui peut naviguer sur Internet… sauf s’il est cubain », 20 maggio 2009 (sito consultato il 20 maggio 2009).

[3] Yoani Sánchez, Generación Y (sito consultato il 24 maggio 2009).

[4] Claire Vœux, Cuba. Cinq ans après le « Printemps noir », les journalistes indépendants font de la résistance, Reporters sans frontières, marzo 2008. Document téléchargeable (site consulté le 20 mai 2009).

[5] Reporters sans frontières, « Cuba : rapport 2008 » (sito consultato il 20 maggio 2009).

[6] Yoani Sánchez, «‘Sentada’ blogger », Generación Y, 23 maggio 2009 (sito consultato il 27 maggio 2009).

[7] Ley n°62, Código Penal de Cuba, Libro II, Artículo 91, 29 dicembre 1987. Documento scaricabile (sito consultato il 24 maggio 2009).

[8] Codice Penale Francese, Parte Legislativa, Libro IV, Titolo 1, Capitolo 1, Sezioni 1 e 2.

[9] Reporters sans frontières, « Cualquiera puede navegar por Internet...salvo los cubanos », 20 maggio 2009 (sito consultato il 26 aprile 2009).

[10] Amnesty International, « Cuba. Cinq années de trop, le nouveau gouvernement doit libérer les dissidents emprisonnés », 18 marzo 2008 (sito consultato il 23 aprile 2008).

[11] « La NED, nébuleuse de l’ingérence "démocratique" », di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 22 gennaio 2004.

[12] Salim Lamrani, Cuba. Ce que les médias ne vous diront jamais (Paris : Editions Estrella, 2009), di prossima pubblicazione.

Titolo originale: "Les mensonges de Reporters sans frontières sur Cuba"

Fonte: http://www.voltairenet.org

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RAMONA RUGGERI

Colpo di stato in Honduras

è letteralmente osceno il silenzio da parte dei mezzi di comunicazione su questo argomento!!!!!!!!!

di Tito Pulsinelli - da selvasorg.blogspot.com

Non si tratta di una sfida, é scacco matto ai golpisti civili, ai loro gorilla, e alle illusioni ritardatarie delle elites neocoloniali. Il Presidente Zelaya ha annunciato il suo ritorno -accompagnato dal segretario della OEA e da altri presidemti latinoamericani- per "concludere il mio periodo di governo che scade a gennaio del prossimo anno".

L'annuncio é stato fatto a Managua, dove erano riuniti i Paesi del Gruppo di Rio, quelli centroamericani del SICA, l'ALBA e i paesi caraibici del Caricom. Oltre alla condanna morale del golpe, é stata sancita l'inammissibilita' di qualsiasi avventura autoritaria e liberticida, percepita come un attentato alla sicurezza e alla democrazia di ogni nazione americana.

Il Brasile, Messico, Venezuela, Nicaragua, Ecuador, Cuba e Bolivia avevano richiamato i rispettivi ambasciatori. Il Guatemala, Salvador e Nicaragua interrompono il flusso commerciale con l'Honduras, e il sistema bancario del SICA sospende qualsiasi programma economico e i prestiti. Il Venezuela blocca l'invio delle forniture di petrolio.

A questo punto -buoni ultimi- gli Stati Uniti parlano finalmente in modo chiaro e univoco per bocca di H. Clinton: non riconosceranno nessun governo che non sia quello di Zelaya.

In mattinata, l'assemblea generale dell'ONU aveva chiuso ogni spiraglio ai golpisti; non c'e' nessun margine di manovra per guadagnare tempo. All'unisono risuona coralmente un solo monito: Zelaya e' il presidente costituzionale, non ci saranno contatti con altre autorita''.

La giornata di protesta in tutto il territorio dell'Honduras, con la paralisi delle attivitá' produttive che si estendeva a macchia d'olio, i blocchi dellla rete stradale , l'interruzione dei trasporti e la chiusura degli stessi uffici pubblici, mostrava che il golpe non si consolidava e cominciava a disarticolarsi.
Arrivava anche la notizia della sollevazione di un battaglione della regione dell'Atlandida: il golpisti non hanno il controllo su tutta la forza armata.

A questo punto, Zelaya e' piu' consapevole che mai che i suoi nemici sono in un vicolo cieco e -forte dell'appoggio non simbolico o di facciata degli organismi continentali e regionali- decide di andare a sfidare apertamente i gorilla sul loro terreno. Muove e da scacco matto.

E' una decisione storica che lo catapulta ad un rango molto piú elevato di leader politico popolare ed amato dalla maggioranza.
Oggi Zelaya assurge al ruolo di guida carismatica del progetto di rinnovamento a fondo del suo Paese. I suoi nemici, che conoscono solo il linguaggio della forza bruta, sono stati sconfitti dall'intelligenza politica e dalla lungimiranza e dalla sovranita' popolare che hanno sempre calpestato..

Ora Zelaya e' parte rilevante dell'ondata di rinnovamento che scuotae la latitudine sociale latinoamericana. Ha la forza per ricondurre nella gabbia i gorilla e per smantellare i privilegi neocoloniali dei loro mandanti.

G8 - chiesti 2 annia De Gennaro

nel frattempo è stato promosso...

http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/g8/de-gennaro/de-gennaro.html

G8 Genova, il pm: condannate De Gennaro
Per l'ex capo della Polizia chiesti 2 anni

GENOVA - Il pm ha chiesto due anni di reclusione per l'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro. Sul banco degli imputati, insieme all'attuale direttore del Dipartimento della Informazioni per la Sicurezza Dis, l'ex capo della Digos di Genova Spartaco Mortola - oggi questore vicario di Torino - per il quale l'accusa ha chiesto 1 anno e 4 mesi.

"Istigazione a falsa testimonianza". Avrebbero indotto l'ex questore Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza sulla sciagurata e sanguinosa irruzione nella Diaz occupata dai no-global durante il G8 del 2001. Il processo si svolge a porte chiuse. Durante l'udienza, il pm ha letto in aula le intercettazioni che dimostrerebbero la colpevolezza di De Gennaro e Mortola. La parola passa ora alle parti civili (alcune persone fisiche e l'associazione giuristi democratici). Il 15 luglio sarà la volta delle difese, mentre la sentenza è prevista per settembre.

Le due versioni di Colucci. La vicenda nasce da un interrogatorio dell'allora questore che inizialmente ammise un coinvolgimento indiretto dell'ex capo della Polizia nei fatti della Diaz. In seguito, durante il dibattimento, Colucci fece però un passo indietro e sostenne che De Gennaro era all'oscuro di quelle violenze. Da qui la richiesta dei pm di falsa testimonianza per Colucci e di istigazione alla falsa testimonianza per De Gennaro e Mortola che avrebbero indotto l'ex questore a ritrattare. Ambedue gli imputati respingono gli addebiti e saranno processati con rito abbreviato, mentre Colucci ha preferito optare per quello ordinario.

L'intercettazione: "Ho parlato con il capo". L'accusa si fonda su una telefonata registrata tra la prima e la seconda versione dell'ex questore. Colucci chiama Mortola e gli dice: "Ho parlato con il capo. Devo fare marcia indietro". Il "capo" cui fa riferimento sarebbe proprio De Gennaro. L'intercettazione finisce per caso nell'inchiesta avviata dopo la misteriosa sparizione delle bottiglie molotov che erano state falsamente attribuite ai no-global arrestati. E scatta l'incriminazione per il vertice della Polizia.

I pm: "De Gennaro sapeva". Tutto ruota intorno alla presenza nella scuola Diaz di Roberto Sgalla, responsabile delle pubbliche relazioni per la Polizia di Stato. Colucci aveva in precedenza giurato che De Gennaro gli aveva detto di avvertire Sgalla e inviarlo alla Diaz per seguire l'irruzione. Secondo gli inquirenti, questo dimostrerebbe che anche i massimi vertici dell'Interno erano perfettamente a conoscenza di quanto era accaduto nell'istituto. Ma chiamato a testimoniare in aula - e dopo la telefonata intercettata - il questore cambiò versione: "Sono stato io - disse Colucci - a chiamare Sgalla. E' stata una mia iniziativa".

(1 luglio 2009)

Colpo di stato in Honduras

http://www.giannimina-latinoamerica.it/visualizzaNotizia.php?idnotizia=249

COLPO DI STATO IN HONDURAS: IL PRESIDENTE MANUEL ZELAYA CON AL FIANCO I MOVIMENTI SOCIALI, RESISTE

Gennaro Carotenuto
(26 giugno 2009)

Le parole drammatiche nella notte del presidente dell’Honduras Manuel Zelaya: “È in corso un colpo di stato nel paese” sono state confermate e supportate dall’ONU. Il presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Manuel D’Escoto, nella notte ha condannato con parole fermissime il tentativo di colpo di stato in corso in Centroamerica: “condanniamo fermamente il colpo di stato in Honduras contro il governo democraticamente eletto di Manuel Zelaya” dove i poteri di fatto di sempre, le élite, l’esercito, le alte gerarchie cattoliche, le casta politica, sono disposti a tutto perché nel paese neanche si parli di Assemblea Costituente. È infatti questo l’oggetto del contendere che ha scatenato la sedizione: un referendum che domenica prossima dovrà decidere se convocare o no l’elezione di un’assemblea Costituente voluta secondo i sondaggi dall’85% della popolazione.

È bastato solo l’odore di una Carta costituzionale che per la prima volta mettesse nero su bianco diritti civili e strumenti per ottenerli in un paese per molti versi ancora premoderno come l’Honduras, perché si mettesse in moto la macchina golpista che durante tutta la storia ha impedito giustizia sociale e democrazia in tutto il Centroamerica. Il presidente Manuel Zelaya, “Mel”, con una storia di centro-destra nel partito liberale che durante il suo mandato ha virato con molta dignità verso il verso il centro-sinistra, aveva indetto per dopodomani domenica 28 giugno una consultazione con la quale si chiedeva ai cittadini se nel prossimo novembre si dovesse convocare o meno un’Assemblea Costituente nel paese contemporaneamente alle elezioni presidenziali, legislative e amministrative già previste a fine anno.

Quella per l’Assemblea costituente sarebbe stata, sarà, la “quarta urna”, una svolta che secondo i sondaggi è voluta da almeno l’85% del paese ma indesiderata dalle élite tradizionali, dal sistema dei partiti incluso quello del presidente che oramai si oppone apertamente, dai media di comunicazione, che in Honduras come nel resto del continente sono dominio esclusivo del potere economico, dalla Corte Suprema e dall’esercito. Queste non solo non vogliono contribuire al processo eleggendo propri rappresentanti all’Assemblea Costituente nel prossimo novembre, ma né vogliono una nuova Costituzione né accettano di verificare se la maggioranza della popolazione la desidera. La scrittura di Costituzioni partecipative, condivise con gli strati popolari della popolazione, dal Venezuela, alla Bolivia all’Ecuador è stata vista nell’ultimo decennio con crescente rifiuto da parte delle oligarchie tradizionali che, soprattutto nel caso boliviano, si è trasformato apertamente in eversione.

Di conseguenza settori numericamente preponderanti dell’esercito di Tegucigalpa, che rispondevano al Capo di Stato Maggiore Romeo Vázquez, si sono rifiutati di operare per permettere la consultazione di domenica, distribuendo le urne e permettendo il regolare svolgimento della stessa adducendo che il referendum sarebbe illegale e che sarebbe propedeutico all’installazione di una dittatura di Mel Zelaya nel paese.

A quel punto al presidente non è restata che la destituzione del generale Vázquez che nella giornata di ieri non è stata però confermata dalla Corte Suprema che ha così appoggiato la sedizione. A questo punto le informazioni nella notte honduregna si fanno confuse. Di fronte al rifiuto di Zelaya di reintegrare Vázquez come Capo di Stato Maggiore parti importanti dell’esercito avrebbero occupato punti nevralgici del paese. I movimenti popolari, indigeni e sociali che appoggiano un presidente, divenuti unici riferimenti per Zelaya osteggiato da tempo dal proprio partito, sarebbero scesi al contrattacco, avrebbero occupato sotto la pioggia battente la base militare della Forza Aerea nell’aeroporto internazionale di Tocontín, sottratto a questa le urne e le schede referendarie con l’intenzione di distribuirle comunque nel paese.

Nel corso delle ultime ore sono successi due fatti nuovi che fanno inclinare all’ottimismo. Il presidente Zelaya ha parlato alla nazione, circondato da rappresentanti dei movimenti sociali del paese, confermando il recupero del materiale elettorale e riaffermando che domenica si terrà comunque il referendum. Intanto almeno il comandante dell’Aviazione, Generale Javier Price, si è schierato con il presidente democraticamente eletto. Intanto i movimenti sociali honduregni, di fronte al silenzio dei media rispetto al colpo di stato in corso nel paese, invitano a far circolare al massimo l’informazione e la solidarietà internazionale sul golpe in Honduras. Le prossime ore saranno decisive per capire se il golpe prospererà o se siamo di fronte ad un nuovo 13 aprile 2002 quando a Caracas in Venezuela i movimenti sociali e popolari sconfissero pacificamente il golpe dell’11 aprile contro il governo democraticamente eletto di Hugo Chávez.