http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=295
Il Dott. Salam Ismael lo scorso mese ha portato aiuti a Fallujah.
Questa è la storia di come gli Stati Uniti hanno assassinato una città.
All’inizio fu l'odore che mi colpì, un odore difficile da descrivere e che non dimenticherò mai. Era l'odore della morte. Centinaia di cadaveri che si stavano decomponendo nelle case, nei giardini e nelle strade di Fallujah. I corpi marcivano dove erano caduti, corpi di uomini, donne e bambini, molti per metà mangiati dai cani randagi. Una ondata di odio aveva spazzato via due terzi della città, distruggendo case e moschee, scuole ed ospedali. Era la tremenda e spaventosa potenza dell'assalto militare degli USA.I racconti che sentii nei due giorni successivi vivranno in me per sempre. Voi potete pensare di sapere ciò che è accaduto a Fallujah. Ma la realtà è peggiore di quanto forse potreste avere immaginato.A Saqlawiya, uno degli improvvisati campi profughi che circondano Fallujah, abbiamo trovato una vecchia di 17 anni. "Sono Hudda Fawzi Salam Issawi del distretto di Jolan a Fallujah", mi disse, "Cinque di noi, compreso un vecchio vicino di 55 anni, quando è cominciato l'assedio sono rimasti intrappolati insieme nella nostra casa a Fallujah.
"Il 9 novembre i marines americani sono arrivati alla nostra casa. Mio padre ed il vicino andarono alla porta per incontrarli. Non eravamo combattenti. Pensavamo di non avere nulla da temere. Sono corsa in cucina per mettere il velo, dal momento che dovevano entrare in casa degli uomini e sarebbe stato inopportuno farmi vedere a testa scoperta.
"Questo mi ha salvato la vita. Appena mio padre ed il vicino si avvicinarono alla porta gli americani aprirono il fuoco su di loro. Morirono all'istante.
"Io e mio fratello di 13 anni ci nascondemmo in cucina, dietro al frigorifero. I soldati entrarono nella casa e presero mia sorella maggiore. La picchiarono. E quindi le spararono. Ma non videro me. Appena se ne erano andati, ma non prima di avere distrutto i nostri mobili ed avere rubato il denaro dalla tasca di mio padre".Hudda mi raccontò di come ha confortato la sorella morente leggendo versi del Corano. Dopo quattro ore la sorella morì. Per tre giorni Hudda e suo fratello sono rimasti con i loro partenti assassinati. Ma avevano sete e da mangiare avevano soltanto pochi datteri. Temevano che i soldati sarebbero ritornati e decisero di provare a scappare dalla città. Ma vennero individuati da un cecchino USA.Hudda venne colpita ad una gamba, suo fratello correva ma fu colpito alla schiena e morì all'istante. "Mi preparai a morire", mi disse. "Ma fui trovata da una soldatessa americana che mi portò all'ospedale". Alla fine si ricongiunse ai membri sopravvissuti della sua famiglia.
Trovai anche altri sopravvissuti di un'altra famiglia del distretto di Jolan. Mi dissero che alla fine della seconda settimana di assedio le truppe USA percorsero Jolan. La Guardia Nazionale irachena utilizzava altoparlanti per chiedere alla gente di uscire dalle case portando bandiere bianche, portando con se tutti i loro effetti personali. Venne loro ordinato di raccogliersi fuori vicino alla moschea di Jamah al-Furkan, nel centro della città.
Il 12 novembre Eyad Naji Latif ed otto membri della sua famiglia, uno di loro un bambino di sei mesi, raccolsero i loro effetti personali e camminarono in una unica fila, secondo le istruzioni, verso la moschea.Quando raggiunsero la strada principale all'esterno della moschea udirono un grido, ma non riuscirono a capire cosa veniva gridato. Eyad mi ha detto che poteva essere stato "ora" in inglese. Poi iniziarono gli spari.
I soldati USA apparvero dai tetti delle case circostanti ed aprirono il fuoco. Il padre di Eyad venne colpito al cuore e sua madre al petto. Morirono all'istante. Anche due dei fratelli di Eyad furono colpiti, uno al petto ed uno al collo. Due delle donne vennero colpite, una ad una mano e l'altra ad una gamba.Quindi i cecchini uccisero la moglie di uno dei fratelli di Eyad. Quando cadde, suo figlio di cinque anni corse da lei e rimase sopra il suo corpo. Uccisero anche lui. I sopravvissuti fecero ai soldati dei disperati appelli perché cessassero il fuoco. Ma Eyad mi disse che ogni volta che uno di loro tentava di alzare una bandiera bianca veniva colpito. Dopo diverse ore provò di alzare il braccio con la bandiera. Ma lo colpirono al braccio. Infine provò ad alzare la mano. Così lo colpirono alla mano.
I cinque sopravvissuti, compreso il bambino di sei mesi, stettero distesi sulla strada per sette ore. Poi quattro di loro strisciarono fino alla casa più vicina per trovare riparo. Il mattino successivo anche il fratello che era stato colpito al collo riuscì a strisciare verso la salvezza. Rimasero tutti nella casa per otto giorni, sopravvivendo di radici e di una tazza d'acqua che avevano risparmiato per il bambino.L'ottavo giorno furono scoperti da alcuni membri della Guardia Nazionale irachena e portati in ospedale a Fallujah. Essi sentirono che gli americani arrestavano tutti gli uomini giovani, così la famiglia fuggì dall'ospedale e ottenne finalmente delle cure in una città vicina.
Essi non sanno in dettagli cosa accadde alle altre famiglie che erano andate verso la moschea come ordinato. Ma mi dissero che la strada era bagnata di sangue.
Ero arrivato a Fallujah in gennaio come parte di un convoglio di aiuti umanitari finanziato da donazioni britanniche. Il nostro piccolo convoglio di camion e pulmini portava 15 tonnellate di farina, otto tonnellate di riso, medicinali e 900 capi di vestiario per gli orfani. Sapevamo che migliaia di profughi erano accampati in condizioni terribili in quattro campi alla periferia della città.
Lì sentimmo racconti di famiglie uccise nelle loro case, di feriti trascinati in strada ed investiti con i carri armati, di un container con dentro i corpi di 481 civili, di assassinio premeditato, saccheggio ed atti di ferocia e crudeltà che superano ogni immaginazione.
Per tale motivo decidemmo di entrare a Fallujah a investigare. Quando entrammo in città quasi non riconoscevo il posto dove avevo lavorato come medico nell'aprile del 2004, durante il primo assedio.Trovammo persone che vagavano come fantasmi tra le rovine. Alcuni cercavano i corpi dei parenti. Altri cercavano di recuperare dalle case distrutte alcuni dei loro beni. Qua e là, piccoli gruppi di persone facevano la coda per carburante o cibo. In una coda alcuni sopravvissuti lottavano per una coperta.Ricordo di essere stato avvicinato da un'anziana donna, i suoi occhi gonfi di lacrime. Mi afferrò per il braccio e mi raccontò di come la sua casa era stata colpita da una bomba USA durante un'incursione aerea. Il soffittò crollo sul figlio di 19 anni, tagliandogli entrambe le gambe.
Non poté ottenere aiuto. Non poteva andare in strada perché gli americani avevano postato cecchini sui tetti ed uccidevano chiunque si avventurasse fuori, anche di notte. Fece del suo meglio per fermare l'emorragia, ma fu inutile. Rimase con lui, il suo unico figlio, finché questi morì. Ci vollero quattro ore perché morisse.
Il principale ospedale di Fallujah fu preso dalle truppe USA nei primi giorni dell'assedio. L'altra sola clinica, la Hey Nazzal, venne colpita due volte dai missili USA. I suoi medicinali e l'attrezzatura medica vennero tutti distrutti.
Non c'erano ambulanze, le due ambulanze che venivano ad aiutare i feriti furono colpite e distrutte dalle truppe USA.
Abbiamo visitato case del distretto di Jolan, un'area povera di lavoratori nella parte nord occidentale della città che era stata il centro della resistenza durante l'assedio di aprile.
Sembrava che questo quartiere fosse stato scelto per la punizione durante il secondo assedio. Ci spostavamo di casa in casa, scoprendo famiglie morte nei loro letti, o abbattute in soggiorno o in cucina. Tutte le case avevano i mobili fracassati ed i beni sparpagliati.
In alcuni posti trovammo corpi di combattenti, vestiti in nero e con le cartucciere. Ma, nella maggior parte delle case, i corpi erano di civili. Molti erano in vestaglia, molte delle donne non avevano il velo, il che significa che nella casa non vi erano altri uomini che quelli della famiglia. Non vi era nessuna arma, nessun bossolo.
Ci divenne chiaro che eravamo testimoni delle conseguenze di un massacro, il macello a sangue freddo di civili inermi ed indifesi.
Nessuno sa quanti sono morti. Ora le forze d'occupazione spianano i quartieri con i bulldozer per coprire il loro crimine. Ciò che è accaduto a Fallujah è stato un atto di barbarie. La verità deve essere raccontata al mondo intero.
Il video che accompagna questo rapporto si trova nel sito Information Clearing House:
http://www.informationclearinghouse.info/article8076.htm The Legacy of Fallujah, video features Dr Salam Ismael.
lunedì 13 aprile 2009
La libertà, la Felicità … e anche l'economia
La libertà, la Felicità … e anche l'economia
di John Kenneth Galbraith da The Atlantic Monthly, giugno 1967 traduzione di Fabrizio Bottini
http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=1904
Tra la fine del secolo scorso e primi decenni di questo, nessun soggetto è stato tanto discusso quanto il futuro del capitalismo. Economisti, uomini di competenze non precisate, filosofi della politica, ecclesiastici acculturati, anche George Bernard Shaw, tutti hanno dato il contributo della propria personale rivelazione. Tutti concordavano sul fatto che il sistema economico era in uno stato di sviluppo, e che nel tempo si sarebbe trasformato in qualcosa di sperabilmente migliore, certamente differente... Il prossimo passo sarà un riconoscimento generale delle convergenze dei due moderni sistemi industriali, anche se essi sono etichettati in modo diverso, come socialismo o capitalismo. E dobbiamo anche presumere che questa sia una buona cosa. Col tempo, risolverà il problema dell'inevitabile conflitto sulla base di differenze inconciliabili ...
Le due domande che sorgono più di frequente su un sistema economico sono se serva i bisogni materiali dell'uomo, e se si concilia con la sua libertà e felicità generali. Ci sono pochi dubbi, sulla capacità del moderno sistema industriale di fornire l'uomo di beni...
La prospettiva della libertà è di gran lunga più interessante. Si è sempre immaginato, soprattutto da parte dei conservatori, che collegare tutta, o in gran parte, l'attività economica allo stato, significhi mettere in pericolo la libertà...
Ma il problema non è la libertà dell'uomo d'affari. Si può considerare regola generale il fatto che chi parla di più della libertà usa meno quella che ha. L'uomo d'affari che la considera di più è un disciplinato uomo d'apparato. Il generale in pensione che ora tiene conferenze sulla minaccia dell'irregimentazione comunista era invariabilmente una pedina che subordinava la propria esistenza ai regolamenti militari. Il Segretario di Stato che parla con più sentimento del mondo libero è quello che più ammira il conformismo del proprio pensiero. Il pericolo maggiore è la subordinazione del pensiero alle necessità del moderno sistema industriale. Come ci convince dei prodotti che compriamo, o come ci persuade sulle politiche necessarie alla sua evoluzione, nello stesso modo ci adatta ai suoi valori e obiettivi. Questi consistono nel fatto che la tecnologia va sempre bene, che la crescita economica è sempre buona, che le imprese devono sempre espandersi, che il consumo di beni è la principale fonte di felicità, che la pigrizia è perversa, che niente deve interferire alla priorità che accordiamo alla tecnica, alla crescita, all'incremento dei consumi.
Se continuiamo a credere che gli scopi del moderno sistema industriale e le politiche pubbliche che lo servono vanno di pari passo con la nostra vita in tutti i suoi aspetti, allora le nostre esistenze saranno al servizio di questi obiettivi. Ciò che è coerente a questi fini l'avremo o ci sarà consentito; tutto il resto sarà proibito. I nostri desideri saranno gestiti secondo i bisogni del sistema industriale; lo stato nelle sue politiche civili e militari sarà pesantemente influenzato dai bisogni dell'industria; l'istruzione verrà adattata a bisogni simili; il tipo di disciplina richiesto dal sistema industriale sarà la morale corrente della comunità. Tutti gli altri scopi saranno presentati come un lusso, o poco importanti, o antisociali. Saremo tutti mentalmente servi del sistema industriale. Potrà anche essere la servitù benevola di chi cura la casa e a cui viene insegnato ad amare il padrone e la padrona, a credere che i loro interessi siano anche i suoi. Ma non si tratta esattamente di libertà. D'altra parte, se il sistema industriale è visto solo come una porzione, e facendoci noi sempre più ricchi una porzione che diminuisce, della nostra vita, c'è molto meno da preoccuparsi. Saranno gli obiettivi estetici ad avere il posto d'onore; chi li perseguirà non sarà soggetto agli scopi del sistema industriale; lo stesso sistema industriale sarà subordinato ai fini più alti della vita. La preparazione intellettuale sarà fine a sé stessa, e non mero servizio al sistema industriale. Gli uomini non saranno più intrappolati nella convinzione che oltre la produzione di beni e reddito attraverso metodi sempre più avanzati non c'è altro, nella vita…
C'è il bisogno di subordinare l'economia ai fini dell'estetica per sacrificare l'efficienza, inclusa quella dell'organizzazione, alla bellezza. Né si devono dire sciocchezze sulla bellezza che, nel lungo termine, paga. Non deve pagare ... É attraverso lo stato che la società deve affermare la superiorità dei fini dell'estetica su quelli dell'economia, e in particolare dell'ambiente sui costi. É allo stato che dobbiamo guardare per la libertà di scelta individuale su come impegnarci; per un equilibrio fra la formazione umanistica e l'addestramento tecnico che serve principalmente il sistema industriale; e deve essere lo stato ad eliminare l'immagine di una politica internazionale che sostiene la tecnologia al prezzo di pericoli inaccettabili. Se lo stato deve servire questi fini, il modo scientifico e dell'istruzione, e la più ampia comunità intellettuale, devono essere consapevoli del proprio potere, dell'occasione che si presenta, e usarlo. Non c'è nessun altro.
di John Kenneth Galbraith da The Atlantic Monthly, giugno 1967 traduzione di Fabrizio Bottini
http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=1904
Tra la fine del secolo scorso e primi decenni di questo, nessun soggetto è stato tanto discusso quanto il futuro del capitalismo. Economisti, uomini di competenze non precisate, filosofi della politica, ecclesiastici acculturati, anche George Bernard Shaw, tutti hanno dato il contributo della propria personale rivelazione. Tutti concordavano sul fatto che il sistema economico era in uno stato di sviluppo, e che nel tempo si sarebbe trasformato in qualcosa di sperabilmente migliore, certamente differente... Il prossimo passo sarà un riconoscimento generale delle convergenze dei due moderni sistemi industriali, anche se essi sono etichettati in modo diverso, come socialismo o capitalismo. E dobbiamo anche presumere che questa sia una buona cosa. Col tempo, risolverà il problema dell'inevitabile conflitto sulla base di differenze inconciliabili ...
Le due domande che sorgono più di frequente su un sistema economico sono se serva i bisogni materiali dell'uomo, e se si concilia con la sua libertà e felicità generali. Ci sono pochi dubbi, sulla capacità del moderno sistema industriale di fornire l'uomo di beni...
La prospettiva della libertà è di gran lunga più interessante. Si è sempre immaginato, soprattutto da parte dei conservatori, che collegare tutta, o in gran parte, l'attività economica allo stato, significhi mettere in pericolo la libertà...
Ma il problema non è la libertà dell'uomo d'affari. Si può considerare regola generale il fatto che chi parla di più della libertà usa meno quella che ha. L'uomo d'affari che la considera di più è un disciplinato uomo d'apparato. Il generale in pensione che ora tiene conferenze sulla minaccia dell'irregimentazione comunista era invariabilmente una pedina che subordinava la propria esistenza ai regolamenti militari. Il Segretario di Stato che parla con più sentimento del mondo libero è quello che più ammira il conformismo del proprio pensiero. Il pericolo maggiore è la subordinazione del pensiero alle necessità del moderno sistema industriale. Come ci convince dei prodotti che compriamo, o come ci persuade sulle politiche necessarie alla sua evoluzione, nello stesso modo ci adatta ai suoi valori e obiettivi. Questi consistono nel fatto che la tecnologia va sempre bene, che la crescita economica è sempre buona, che le imprese devono sempre espandersi, che il consumo di beni è la principale fonte di felicità, che la pigrizia è perversa, che niente deve interferire alla priorità che accordiamo alla tecnica, alla crescita, all'incremento dei consumi.
Se continuiamo a credere che gli scopi del moderno sistema industriale e le politiche pubbliche che lo servono vanno di pari passo con la nostra vita in tutti i suoi aspetti, allora le nostre esistenze saranno al servizio di questi obiettivi. Ciò che è coerente a questi fini l'avremo o ci sarà consentito; tutto il resto sarà proibito. I nostri desideri saranno gestiti secondo i bisogni del sistema industriale; lo stato nelle sue politiche civili e militari sarà pesantemente influenzato dai bisogni dell'industria; l'istruzione verrà adattata a bisogni simili; il tipo di disciplina richiesto dal sistema industriale sarà la morale corrente della comunità. Tutti gli altri scopi saranno presentati come un lusso, o poco importanti, o antisociali. Saremo tutti mentalmente servi del sistema industriale. Potrà anche essere la servitù benevola di chi cura la casa e a cui viene insegnato ad amare il padrone e la padrona, a credere che i loro interessi siano anche i suoi. Ma non si tratta esattamente di libertà. D'altra parte, se il sistema industriale è visto solo come una porzione, e facendoci noi sempre più ricchi una porzione che diminuisce, della nostra vita, c'è molto meno da preoccuparsi. Saranno gli obiettivi estetici ad avere il posto d'onore; chi li perseguirà non sarà soggetto agli scopi del sistema industriale; lo stesso sistema industriale sarà subordinato ai fini più alti della vita. La preparazione intellettuale sarà fine a sé stessa, e non mero servizio al sistema industriale. Gli uomini non saranno più intrappolati nella convinzione che oltre la produzione di beni e reddito attraverso metodi sempre più avanzati non c'è altro, nella vita…
C'è il bisogno di subordinare l'economia ai fini dell'estetica per sacrificare l'efficienza, inclusa quella dell'organizzazione, alla bellezza. Né si devono dire sciocchezze sulla bellezza che, nel lungo termine, paga. Non deve pagare ... É attraverso lo stato che la società deve affermare la superiorità dei fini dell'estetica su quelli dell'economia, e in particolare dell'ambiente sui costi. É allo stato che dobbiamo guardare per la libertà di scelta individuale su come impegnarci; per un equilibrio fra la formazione umanistica e l'addestramento tecnico che serve principalmente il sistema industriale; e deve essere lo stato ad eliminare l'immagine di una politica internazionale che sostiene la tecnologia al prezzo di pericoli inaccettabili. Se lo stato deve servire questi fini, il modo scientifico e dell'istruzione, e la più ampia comunità intellettuale, devono essere consapevoli del proprio potere, dell'occasione che si presenta, e usarlo. Non c'è nessun altro.
La morbida transizione
La morbida transizione criminale da Bush-Cheney a Obama - 10/04/06
di Larry Chin - da GlobalResearch.caLa nuova corrotta amministrazione approfondisce e allarga il sistema criminale e l'agenda bellica
Per gli osservatori ragionevoli e perspicaci della storia e dell'inganno politico l'ascesa di Barack Obama conteneva la promessa di nuovi pericoli senza precedenti: un rinvigorito Nuovo Ordine Mondiale, guidato dalla fazione criminale neoliberista dell'impero anglo-americano ed un iconico, ingannevole nuovo facilitatore nonché una continuazione della criminalità e della guerra di Bush/Cheney, sotto una gestione più scaltra e molto più efficace.Ora, appena pochi mesi in carica, l'amministrazione Barack Obama ha più che soddisfatto le promesse fatte ai suoi sostenitori in seno all'élite, accrescendo la distruzione di massa di Bush/Cheney mentre incantava le sue vittime in tutto il mondo in modo da farle a gioire del proprio stesso crollo.
Il facilitatore dell’impero
Sotto il suo carisma e il suo fascino apparentemente infiniti , Barack Obama è sempre stato un politico assolutamente spietato. E’ stato uno che ha fatto compromessi e che ha danzato vicino alle forze più oscure del potere politico e criminale, nel mentre che persuadeva la gente comune, un camaleonte sicuro del consenso e un “pragmatico”. Obama è il vero modello di ciò che George W. Bush pretendeva solamente di essere: “uno che unisce, non che divide”. Fin dai primi giorni della competizione presidenziale erano chiari i segnali che Obama era, come ogni candidato presidenziale, un burattino selezionato. Nella schiera dei consiglieri di sicurezza nazionale e politica estera ricomprendeva i più famigerati criminali di guerra, “consiglieri” di intelligence/sicurezza e corrotti elementi dei think tank del mondo. La sua campagna è stata finanziata da Wall Street e dalle grandi società. Il suo programma politico è stato preso dal copione del Gruppo Bilderberg, del Council on Foreign Relations e della Commissione Trilaterale. Sia il potere sia il denaro dell’élite neoliberista (e neoconservatrice) si sono saldati mentre i suoi rivali politici scomparivano.Il ruolo di Obama agli atti del Senato USA registra una generale complicità con Bush/Cheney e con lo status quo, compreso l’entusiastico sostegno al consenso sull’inganno della “guerra al terrorismo” e alla grande menzogna dell’11/9. L’ex congressista USA Cynthia McKinney ha descritto il modo in cui, nei suoi incontri con Obama, il senatore dell’Illinois si rifiutasse ripetutamente di agire in opposizione alle politiche di Bush/Cheney. Nuovamente, durante i suoi giorni al Senato e per tutta la campagna presidenziale, Obama ha non soltanto totalmente appoggiato l’amministrazione Bush/Cheney sul Patriot Act ma pure sull’indiscriminata militarizzazione e criminalizzazione degli Stati Uniti.
Destabilizzazione immediata
Gli ingenui, i fiduciosi e gli ignoranti hanno continuato a nutrire fantasie sul “cambiamento”, anche se Obama ha prontamente distrutto ogni singola speranza, a cominciare dalla composizione della sua amministrazione. Ha selezionato una squadra di transizione e poi un gabinetto composto interamente da leggendari criminali di guerra e corrotti membri dell’élite, ciascuno più maleodorante e corrotto del successivo. Dal partecipante all’Iran-Contra Robert Gates fino al criminale di guerra Richard Holbrooke, da Hillary Clinton a una squadra di consiglieri economici composta dagli architetti della distruzione di Wall Street, inclusi Paul Volcker, Robert Rubin, Larry Summers ed il nuovo Segretario al Tesoro Timothy Geithner.Sotto Geithner e il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, lo schema Ponzi che è Wall Street, l’indiscriminata rapina del popolo americano iniziata da Alan Greenspan, Bernanke e dal Segretario al Tesoro di Bush/Cheney Hank Paulson, non soltanto sono continuati inesorabilmente, ma si sono metastatizzati a ogni nuovo salvataggio e a ogni nuova truffa orchestrata da Geithner. Mentre il popolo di “Main Street” ha continuato a soffrire per una nuova Grande Depressione senza effettiva assistenza dall’amministrazione Obama, i forzieri finanziari del Nuovo Ordine Mondiale continuano a riempirsi con il denaro rubato ai contribuenti USA. Nessun soccorso per le persone impoverite, mentre l’amministrazione “salva” le banche e Wall Street, per mezzo di frodi quali il “Programma di Partnership pubblico-privata ”. Lasciando i lupi a capo del pollaio finanziario, Geithner e l’amministrazione Obama hanno autorizzato il Congresso a scartare gli standard di valutazione dei titoli sulle “attività tossiche”. (Vedi anche [l’articolo] di Arthur Leavitt , ex capo della SEC e del Carlyle Group). Sostanzialmente, l’amministrazione Obama semplicemente lascerà determinare alle banche ed alle istituzioni finanziarie che hanno prodotto la crisi con i loro massicci schemi Ponzi quanto desiderino valutare le loro “attività tossiche”.In modo non sorprendente, questa mossa ha scatenato una enorme ripresa a Wall Street. Alcuni la hanno persino salutata come la fine della crisi.
Un piano di stimolo criminale
Il cosiddetto pacchetto di stimolo di Obama è ancora un altro cavallo di Troia. Come dettagliato esaurientemente ed incisivamente da Michel Chossudovsky in “America’s Fiscal Collapse“:“Questo è un ‘Bilancio di guerra’. Le misure di austerità colpiscono tutti i principali programmi di spesa federali con l’eccezione di: 1. Difesa e guerra in Medio Oriente, 2. Il salvataggio bancario di Wall Street, 3. Pagamenti di interessi su un debito pubblico sbalorditivo.“Il programma di stimolo di Obama costituisce la continuazione dei pacchetti di salvataggio bancario dell’amministrazione Bush. La soluzione politica proposta alla crisi diventa la causa, portando in definitiva a ulteriori bancarotte nell’economia reale e a un corrispondente crollo degli standard di vita degli americani.“Sia i salvataggi bancari di Bush sia quelli di Obama sono intesi ad essere d’aiuto di istituzioni finanziarie in difficoltà, per assicurare il pagamento delle operazioni di debito ‘interbancarie’. In pratica, grandi somme di denaro transitano attraverso il sistema bancario, dalle banche agli hedge funds, ai paradisi bancari offshore e indietro alle banche.“Stiamo trattando del trasferimento e il sequestro fraudolenti dei risparmi di tutta una vita e dei fondi pensione, l’appropriazione fraudolenta di entrate fiscali per finanziare i salvataggi bancari ecc. Per comprendere ciò che è accaduto: seguite la pista del denaro dei trasferimenti elettronici con la prospettiva di stabilire dove sia andato il denaro.“Ciò che è in questione è la criminalizzazione vera e propria del sistema finanziario: “rapina finanziaria’ su una scala senza precedenti.“Il sistema monetario, che è integrato nel processo di bilancio dello stato, è stato destabilizzato”.
AIG: Obama reagisce per l’impero
La più significativa impronta criminale dell’amministrazione Obama è stata rivelata nel suo trattamento dell’American International Group (AIG), uno dei maggiori beneficiari della frenesia del “salvataggio”. La congiura Obama-AIG, che continua a palesarsi, è anche quella meno bene compresa.Mentre il “risentimento” popolare è stato incanalato (dai media delle corporation, da Obama e dal Congresso) in modo da concentrarsi sui sintomi meno importanti del problema - i premi pagati ai dirigenti della AIG - il crimine maggiore è che la AIG in se stessa è passata inosservata. Come fu per il caso della Enron, e in tutte le azioni di Bush/Cheney, l’”affronto” della AIG è un’altra “direzione sbagliata” e una copertura.La AIG non è “troppo grande per fallire”. E’ semplicemente un depositario di denaro sporco e di segreti sporchi troppo importanti per poter esser messo allo scoperto. Barack Obama e la sua amministrazione lo sanno.La AIG, uno dei maggiori fondi di capitale d’investimento sulla terra, è anche uno dei maggiori riciclatori di denaro del narcotraffico e di fondi illegali per operazioni clandestine. L’inchiesta “AIG ” (From The Wilderness, 14 agosto 2001) di Mike Ruppert ha analizzato a fondo la AIG, esponendo continui collegamenti con operazioni segrete, narcotraffico, riciclaggio di denaro sporco e il ruolo centrale della AIG nella connessione di potere Wall Street/Washington.Il coinvolgimento della AIG nelle operazioni clandestine USA risale alla Seconda Guerra Mondiale, fino alle sue radici come C.V. Starr, la società collegata ai servizi segreti e fondata dall’agente dell’OSS Cornelius Vander Starr. La Starr era collegata ai membri della CIA/OSS Paul Helliwell e Tommy Corcoran. Le famigerate società di facciata della CIA collegate alla C.V. Starr, tra cui Civil Air Transport, Sea Supply e Air America/Pacific Corp. sono state rese note da Peter Dale Scott nel suo libro “Drugs, Oil, and War: The United States in Afghanistan, Colombia, and Indochina”.E’ anche una enorme “breccia” finanziaria, le cui controparti includono la Goldman Sachs e (in modo non sorprendente) le stesse principali istituzioni finanziarie che sono i massimi destinatari del salvataggio TARP del governo USA.Non sorprende che Barack Obama sia il massimo percettore dei finanziamenti della AIG. Il denaro della AIG riempie anche le tasche di altri membri dell’amministrazione Obama e di illustri membri del Congresso, tra cui il Senatore Christopher Dodd, che è stato accusato di un’intesa abnormemente favorevole volta ad assistere la AIG.
L’uomo nell’ombra
L’ex amministratore della AIG Maurice "Hank" Greenberg rimane un personaggio chiave collegato all’istituzione, contro la quale ha combattuto, l'ha citata in giudizio e che rimprovera pubblicamente i funzionari a capo della sua ex società, la sua “bimba”.Greenberg è membro di gruppi di pianificazione mondiale (Council on Foreign Relations, Gruppo Bilderberg, Commissione Trilaterale) e della Heritage Foundation, ex candidato a direttore della CIA (1995). E’ amico di lunga data della famiglia Bush. Greenberg è così ben ammanicato che è stato considerato come candidato a direttore della CIA da Bill Clinton in 1995. Il profilo di Greenberg nella edizione di Time magazine del 20 giugno 2005, “Down But Not Out”, espone dettagliatamente la carriera di Greenberg come risorsa governativa, guru della politica estera e uomo forte.Nel 2003, mentre dirigeva ancora la AIG, Greenberg è stato l’obiettivo di molteplici indagini riguardanti l’orchestrazione di atti falsi, gonfiatura delle riserve, scambi illegali di azioni, frode e falso contabile in una inchiesta di Eliot Spitzer, che ha dichiarato che la AIG era «una scatola nera gestita con il pugno di ferro da un amministratore che non racconta la verità al pubblico». L’indagine di Spitzer sulla AIG e su altri illeciti di Wall Street è stata successivamente e convenientemente fermata quando Spitzer è stato intrappolato in uno scandalo di prostituzione.Sebbene Greenberg sia stato costretto a dimettersi da amministratore e da presidente del consiglio di amministrazione della AIG, rimane tuttora l’amministratore della Starr International (SICO) e della C.V. Starr, le holding private che controllano quote per miliardi nel capitale della AIG. Sono le società Starr a costituire le radici originarie della conglomerata come società proprietarie legate all’intelligence. In altre parole, Greenberg resta al comando del cuore della AIG.
Vi è stata la manipolazione della AIG dietro alla ripresa di Wall Street?
Nelle ultime settimane trascorse, la borsa USA ha goduto di una forte ripresa, nonostante notizie economiche altrimenti da incubo. Uno dei fattori che ha scatenato questa ripresa è stata la notizia che le principali banche, come Citigroup, JP Morgan Chase e Bank of America - banche che secondo i rapporti erano sul punto di collassare e in seguito sono state le principali destinatarie dei fondi del salvataggio TARP - hanno annunciato profitti a gennaio e febbraio del 2009.Come è stato possibile questo?Un rapporto di Tyler Durden, nel citare un anonimo insider trader coinvolto in scambi di AIG, rivela che la manipolazione ha fraudolentemente trasferito il denaro dei contribuenti USA alle controparti della AIG - le più importanti banche ed istituzioni finanziarie - con la AIG come “breccia”. Il rapporto sui profitti ha scatenato una ripresa del mercato che avviene a spese dei contribuenti USA.
Il rapporto completo (grazie a Jenna ed al Mike Ruppert Blogspot per questa scoperta) è intollerabile e impressionante: Exclusive: Big Banks' Recent Profitability Due to AIG Scam?Ecco un estratto del documento:
“La AIG, sapendo che avrebbe avuto bisogno di chiedere imminentemente altro capitale al Tesoro, ha deciso di gettare la spugna e ha omaggiato le maggiori banche sue controparti con scambi che sono stati redditizi in modo spropositato per le banche ed in modo persino più spropositato - in perdita - per i contribuenti USA, che hanno dovuto gettare sempre più denaro nella AIG, senza che il Segretario al Tesoro USA Tim Geithner abbia dovuto rendere nota la reale portata di questa - in mancanza di una parola migliore - truffa fraudolenta.
“...Ciò che tutto questo significa è che se le dichiarazioni delle maggiori banche - cioè JP Morgan Chase, Citi e BofA - in relazione alla anormale redditività in gennaio e febbraio fossero vere, comunque questi profitti sono stati: a) una tantum per via dell’apertura all'ingrosso dei portafogli della AIG, b) interamente a spese della AIG, e cioè dei contribuenti, c) realizzati con la piena conoscenza e intenzionalità di Tim Geithner (e quindi dell’amministrazione), d) sostanzialmente un trasferimento di denaro dai contribuenti alle banche (tuttavia in un’altra forma) utilizzando la AIG come intermediario [mia enfasi-LC].
“Per le banche proclamare la loro redditività in gennaio e febbraio è quanto di più prossimo all’ipocrisia criminale. Ed ancora, i contribuenti finanziano questo “singolo profitto”, che provoca una ripresa di borsa, e permette quindi alle banche di invertire prontamente la rotta e di cominciare a vendere capitale più costoso... finanziato pure dal denaro dei contribuenti che sbocca sul mercato. Se l’amministrazione è veramente a conoscenza di questi fatti (e se Zero Hedge [il nome dell’autore-LC] lo sa, si può affermare consicurezza che anche Tim Geithner abbia ricevuto il promemoria), allora il potenziale risultato sarebbe sbalorditivo una volta che queste informazioni arrivassero all’attenzione del pubblico generale...“Questa manipolazione su larga scala di mercati, investitori e contribuenti è continuata abbastanza a lungo”.
La guerra di Bush/Cheney è anche la guerra di Obama
Il 27 marzo 2009, Obama ha lanciato la sua “nuova strategia per l’Afghanistan”. Questa nuova strategia è la continuazione ed espansione del piano di guerra di Bush/Cheney, ordita in seguito all’operazione false flag dell’11/9, utilizzando le identiche menzogne della “guerra al terrorismo” e dell’11/9 come giustificazione.Come espresso chiaramente da Obama:“Voglio che il popolo americano comprenda che abbiamo il chiaro e focalizzato obiettivo di scompigliare, smantellare e sconfiggere al-Qa'ida in Pakistan ed Afghanistan ed impedire il suo ritorno in quei paesi in futuro. Questa è una causa che non potrebbe essere più giusta.“Ricordo a tutti che gli Stati Uniti non hanno scelto di combattere la guerra in Afghanistan. Quasi tremila nostri connazionali sono stati uccisi l’11 settembre 2001 per non avere fatto altro che fare la loro vita di ogni giorno”.L’unanimismo sull'inganno di “al-Qa'ida” non soltanto è vivo e vegeto sotto Obama, ora è la giustificazione per un incremento di 21mila soldati USA in Afghanistan, imponenti operazioni clandestine lungo tutta l’Asia Centrale e il Medio Oriente e per una “guerra al terrorismo” persino più aggressiva. Questa è la conquista della “Grande Scacchiera” che le élite anglo-americane volevano attuare dopo l’11/9, ma è stata “sciupata” a causa del “tentativo maldestro” dell’amministrazione Bush/Cheney in Iraq.Obama, il quale, mentre questo rapporto va in stampa fa il suo percorso a tappe con la leadership del G-20, non andrà a tentoni con una guerra che è compatibile con gli obiettivi della “guerra al terrorismo” che ha articolato da anni e ha promesso di mantenere (ai suoi “padroni” del Nuovo Ordine Mondiale) per tutta la sua campagna.Come esposto dettagliatamente da Michel Chossudovsky in “The Democrats endorse the "Global War on Terrorism": Obama "goes after Osama“, la promessa di Obama è più guerra perpetua:“L’11/9 per Obama costituisce la principale giustificazione per intraprendere una guerra umanitaria in Medio Oriente ed in Asia Centrale. A questo riguardo, la sua posizione non differisce da quella dell’amministrazione Bush.“Si ritira dall’Iraq, ma resta in Afghanistan. Affronta l’Iran, sfida la Russia... A parte la retorica di portare le truppe a casa dall’Iraq distrutto dalla guerra, che potrebbe realizzarsi oppure no, cosa distingue i Democratici dai Repubblicani?“Un Presidente più eloquente, sagace e carismatico?“Un approccio dignitoso e diplomatico alla politica estera USA?Come icona pacificatrice ed unificatrice, Obama è stato piazzato per perpetuare l’insabbiamento dei crimini dell’Impero Americano e per salvare la “occasione sprecata” dell’operazione false flag dell’11/9: un mondo unito dietro la guerra imperiale.“Un’opportunità per l’élite dominante USA di ‘presentare al mondo un volto diverso che potrebbe rianimare illusioni sulle sue pretese democratiche, non soltanto a livello internazionale ma anche all’interno degli Stati Uniti’...“Un approccio ‘umanitario’ fasullo e simulato all’Impero, che serve a mascherare la verità e a ottenere il sostegno popolare.“Un Comandante in Capo meno sprezzante, che ha comprensione della geopolitica ed è capace di prendere decisioni di politica estera. Un programma militare considerato più attentamente di quello sperimentato durante l’amministrazione Bush? Ma nessun sostanziale mutamento di direzione.“Un mezzo per soffocare il dissenso e l’opposizione montanti all’establishment dominante delle corporation fornendo l’illusione che i Democratici costituiscano una Vera Alternativa.“Un mezzo per sorreggere l’illusione che gli afro-americani possano rimontare la scala sociale in America e che i loro diritti fondamentali vengono sostenuti.“Un mezzo per indebolire i veri movimenti progressisti includendo ulteriormente le organizzazioni della società civile, i sindacati e le organizzazioni di base, per non parlare degli intellettuali di “sinistra” nell’area del Partito Democratico.“Una distrazione dai crimini di guerra su vasta scala commessi sotto successive amministrazioni USA.“Un ‘volto umano’ alla guerra ed alla globalizzazione”?
Un appello a resistere
Come lo scrivente ha avvisato in “Obama: return to elite status quo“, scritto poco dopo la vittoria di Obama:“...l’arrivo di Obama come nuovo prestanome imperiale dell’impero anglo-americano non è una vittoria di, o per il popolo. Non comporterà in alcun modo un drammatico sconvolgimento e non è per niente una sorta di imminente rivoluzione. Questa elezione è stata una necessaria rotazione di gestione, prestabilita ai livelli più alti dell’élite anglo-americana.“Il ‘cambiamento’ che la presidenza Barack Obama porterà all’America e al mondo sarà di stile, non di sostanza: il ritorno al globalismo corporativo centrista delle ere di Clinton e Carter, completo di élite del Partito Democratico rigurgitate da quelle amministrazioni e nuovi politici neoliberisti che fanno i propagandisti di ideologie similari.“...Il guanto di velluto sarà fatto scivolare indietro sul pugno di ferro, ma il pugno sarà ancora adoperato aggressivamente. Entro pochi mesi, la conquista globale che Bush-Cheney hanno cominciato riprenderà sotto l'assai più convincente ed adorato Obama, che coerentemente ha dichiarato la propria intenzione di intensificare la guerra in Afghanistan e di “uccidere terroristi” da una parte all’altra del Medio Oriente”.Per coloro che hanno passato gli ultimi otto terribili anni opponendosi e resistendo ai crimini di Bush/Cheney, preparatevi al peggio: una sorta di versione "amichevole" del fascismo e il più pericoloso messaggero furtivo della storia.
Larry Chin© Copyright Larry Chin, Global Research, 2009Articolo
originale:http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=13050
Traduzione per uruknet: Freebooter, revisionata per Megachip da Daniela Contini
Articolo su uruknet: http://www.uruknet.info/?p=s9620&s1=h1&l=i
Nota di Pino Cabras: L'articolo di Larry Chin riflette una linea di tendenza di una parte dei critici di Obama, che legge i compromessi del presidente USA come se Obama agisse sotto costante dettatura da parte di alcuni poteri forti, risultati decisivi per sostenere la sua campagna elettorale fino alla vittoria. L'uso disinvolto dell'aggettivo "criminale" da parte dell'editorialista di "Global Research" rischia di appiattire le distinzioni necessarie in questi casi. Guidare un impero significa incarnare inevitabilmente una mole di "violenza strutturale" (per dirla con Gandhi) cristallizzata nel meccanismo di quel potere, qualunque sia l'indole della persona fisica in capo, e qualunque sia l'attitudine delle persone - tutte selezionatissime - che collaborano e influiscono sul suo "imperium". Il rischio di queste classificazioni è evidente. Se consideriamo tutti i grandi potenti col metro "criminale", allora tutti lo sono, e perciò non lo è nessuno, nemmeno Bush e Cheney. Mentre invece le differenze sono ancora riconoscibili rispetto all'attuale presidente degli Stati Uniti.L'altro rischio è quello di leggere solo in chiave di "inganno" gestito da pochi centri di potere mondialisti una vicenda altrimenti più radicata, con un suo blocco sociale e una sua capacità di mobilitazione su grandi progetti di valori, potenzialmente capaci di una "perestrojka USA" e perciò di portata planetaria. Dunque, come riassumiamo? Le parti più lucide del pezzo di Chin raccontano con drammatica precisione l'ingombro di finanza truffaldina che sembra ipotecare ogni velleità di Obama, e raccontano anche con disincanto le mancate discontinuità sostanziali in politica estera. Ciononostante mi pare utile cogliere anche una qualche capacità di disgelo da parte dell'attuale presidente su cui vale la pena puntare qualche carta, se ti chiami Europa o Russia.
di Larry Chin - da GlobalResearch.caLa nuova corrotta amministrazione approfondisce e allarga il sistema criminale e l'agenda bellica
Per gli osservatori ragionevoli e perspicaci della storia e dell'inganno politico l'ascesa di Barack Obama conteneva la promessa di nuovi pericoli senza precedenti: un rinvigorito Nuovo Ordine Mondiale, guidato dalla fazione criminale neoliberista dell'impero anglo-americano ed un iconico, ingannevole nuovo facilitatore nonché una continuazione della criminalità e della guerra di Bush/Cheney, sotto una gestione più scaltra e molto più efficace.Ora, appena pochi mesi in carica, l'amministrazione Barack Obama ha più che soddisfatto le promesse fatte ai suoi sostenitori in seno all'élite, accrescendo la distruzione di massa di Bush/Cheney mentre incantava le sue vittime in tutto il mondo in modo da farle a gioire del proprio stesso crollo.
Il facilitatore dell’impero
Sotto il suo carisma e il suo fascino apparentemente infiniti , Barack Obama è sempre stato un politico assolutamente spietato. E’ stato uno che ha fatto compromessi e che ha danzato vicino alle forze più oscure del potere politico e criminale, nel mentre che persuadeva la gente comune, un camaleonte sicuro del consenso e un “pragmatico”. Obama è il vero modello di ciò che George W. Bush pretendeva solamente di essere: “uno che unisce, non che divide”. Fin dai primi giorni della competizione presidenziale erano chiari i segnali che Obama era, come ogni candidato presidenziale, un burattino selezionato. Nella schiera dei consiglieri di sicurezza nazionale e politica estera ricomprendeva i più famigerati criminali di guerra, “consiglieri” di intelligence/sicurezza e corrotti elementi dei think tank del mondo. La sua campagna è stata finanziata da Wall Street e dalle grandi società. Il suo programma politico è stato preso dal copione del Gruppo Bilderberg, del Council on Foreign Relations e della Commissione Trilaterale. Sia il potere sia il denaro dell’élite neoliberista (e neoconservatrice) si sono saldati mentre i suoi rivali politici scomparivano.Il ruolo di Obama agli atti del Senato USA registra una generale complicità con Bush/Cheney e con lo status quo, compreso l’entusiastico sostegno al consenso sull’inganno della “guerra al terrorismo” e alla grande menzogna dell’11/9. L’ex congressista USA Cynthia McKinney ha descritto il modo in cui, nei suoi incontri con Obama, il senatore dell’Illinois si rifiutasse ripetutamente di agire in opposizione alle politiche di Bush/Cheney. Nuovamente, durante i suoi giorni al Senato e per tutta la campagna presidenziale, Obama ha non soltanto totalmente appoggiato l’amministrazione Bush/Cheney sul Patriot Act ma pure sull’indiscriminata militarizzazione e criminalizzazione degli Stati Uniti.
Destabilizzazione immediata
Gli ingenui, i fiduciosi e gli ignoranti hanno continuato a nutrire fantasie sul “cambiamento”, anche se Obama ha prontamente distrutto ogni singola speranza, a cominciare dalla composizione della sua amministrazione. Ha selezionato una squadra di transizione e poi un gabinetto composto interamente da leggendari criminali di guerra e corrotti membri dell’élite, ciascuno più maleodorante e corrotto del successivo. Dal partecipante all’Iran-Contra Robert Gates fino al criminale di guerra Richard Holbrooke, da Hillary Clinton a una squadra di consiglieri economici composta dagli architetti della distruzione di Wall Street, inclusi Paul Volcker, Robert Rubin, Larry Summers ed il nuovo Segretario al Tesoro Timothy Geithner.Sotto Geithner e il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, lo schema Ponzi che è Wall Street, l’indiscriminata rapina del popolo americano iniziata da Alan Greenspan, Bernanke e dal Segretario al Tesoro di Bush/Cheney Hank Paulson, non soltanto sono continuati inesorabilmente, ma si sono metastatizzati a ogni nuovo salvataggio e a ogni nuova truffa orchestrata da Geithner. Mentre il popolo di “Main Street” ha continuato a soffrire per una nuova Grande Depressione senza effettiva assistenza dall’amministrazione Obama, i forzieri finanziari del Nuovo Ordine Mondiale continuano a riempirsi con il denaro rubato ai contribuenti USA. Nessun soccorso per le persone impoverite, mentre l’amministrazione “salva” le banche e Wall Street, per mezzo di frodi quali il “Programma di Partnership pubblico-privata ”. Lasciando i lupi a capo del pollaio finanziario, Geithner e l’amministrazione Obama hanno autorizzato il Congresso a scartare gli standard di valutazione dei titoli sulle “attività tossiche”. (Vedi anche [l’articolo] di Arthur Leavitt , ex capo della SEC e del Carlyle Group). Sostanzialmente, l’amministrazione Obama semplicemente lascerà determinare alle banche ed alle istituzioni finanziarie che hanno prodotto la crisi con i loro massicci schemi Ponzi quanto desiderino valutare le loro “attività tossiche”.In modo non sorprendente, questa mossa ha scatenato una enorme ripresa a Wall Street. Alcuni la hanno persino salutata come la fine della crisi.
Un piano di stimolo criminale
Il cosiddetto pacchetto di stimolo di Obama è ancora un altro cavallo di Troia. Come dettagliato esaurientemente ed incisivamente da Michel Chossudovsky in “America’s Fiscal Collapse“:“Questo è un ‘Bilancio di guerra’. Le misure di austerità colpiscono tutti i principali programmi di spesa federali con l’eccezione di: 1. Difesa e guerra in Medio Oriente, 2. Il salvataggio bancario di Wall Street, 3. Pagamenti di interessi su un debito pubblico sbalorditivo.“Il programma di stimolo di Obama costituisce la continuazione dei pacchetti di salvataggio bancario dell’amministrazione Bush. La soluzione politica proposta alla crisi diventa la causa, portando in definitiva a ulteriori bancarotte nell’economia reale e a un corrispondente crollo degli standard di vita degli americani.“Sia i salvataggi bancari di Bush sia quelli di Obama sono intesi ad essere d’aiuto di istituzioni finanziarie in difficoltà, per assicurare il pagamento delle operazioni di debito ‘interbancarie’. In pratica, grandi somme di denaro transitano attraverso il sistema bancario, dalle banche agli hedge funds, ai paradisi bancari offshore e indietro alle banche.“Stiamo trattando del trasferimento e il sequestro fraudolenti dei risparmi di tutta una vita e dei fondi pensione, l’appropriazione fraudolenta di entrate fiscali per finanziare i salvataggi bancari ecc. Per comprendere ciò che è accaduto: seguite la pista del denaro dei trasferimenti elettronici con la prospettiva di stabilire dove sia andato il denaro.“Ciò che è in questione è la criminalizzazione vera e propria del sistema finanziario: “rapina finanziaria’ su una scala senza precedenti.“Il sistema monetario, che è integrato nel processo di bilancio dello stato, è stato destabilizzato”.
AIG: Obama reagisce per l’impero
La più significativa impronta criminale dell’amministrazione Obama è stata rivelata nel suo trattamento dell’American International Group (AIG), uno dei maggiori beneficiari della frenesia del “salvataggio”. La congiura Obama-AIG, che continua a palesarsi, è anche quella meno bene compresa.Mentre il “risentimento” popolare è stato incanalato (dai media delle corporation, da Obama e dal Congresso) in modo da concentrarsi sui sintomi meno importanti del problema - i premi pagati ai dirigenti della AIG - il crimine maggiore è che la AIG in se stessa è passata inosservata. Come fu per il caso della Enron, e in tutte le azioni di Bush/Cheney, l’”affronto” della AIG è un’altra “direzione sbagliata” e una copertura.La AIG non è “troppo grande per fallire”. E’ semplicemente un depositario di denaro sporco e di segreti sporchi troppo importanti per poter esser messo allo scoperto. Barack Obama e la sua amministrazione lo sanno.La AIG, uno dei maggiori fondi di capitale d’investimento sulla terra, è anche uno dei maggiori riciclatori di denaro del narcotraffico e di fondi illegali per operazioni clandestine. L’inchiesta “AIG ” (From The Wilderness, 14 agosto 2001) di Mike Ruppert ha analizzato a fondo la AIG, esponendo continui collegamenti con operazioni segrete, narcotraffico, riciclaggio di denaro sporco e il ruolo centrale della AIG nella connessione di potere Wall Street/Washington.Il coinvolgimento della AIG nelle operazioni clandestine USA risale alla Seconda Guerra Mondiale, fino alle sue radici come C.V. Starr, la società collegata ai servizi segreti e fondata dall’agente dell’OSS Cornelius Vander Starr. La Starr era collegata ai membri della CIA/OSS Paul Helliwell e Tommy Corcoran. Le famigerate società di facciata della CIA collegate alla C.V. Starr, tra cui Civil Air Transport, Sea Supply e Air America/Pacific Corp. sono state rese note da Peter Dale Scott nel suo libro “Drugs, Oil, and War: The United States in Afghanistan, Colombia, and Indochina”.E’ anche una enorme “breccia” finanziaria, le cui controparti includono la Goldman Sachs e (in modo non sorprendente) le stesse principali istituzioni finanziarie che sono i massimi destinatari del salvataggio TARP del governo USA.Non sorprende che Barack Obama sia il massimo percettore dei finanziamenti della AIG. Il denaro della AIG riempie anche le tasche di altri membri dell’amministrazione Obama e di illustri membri del Congresso, tra cui il Senatore Christopher Dodd, che è stato accusato di un’intesa abnormemente favorevole volta ad assistere la AIG.
L’uomo nell’ombra
L’ex amministratore della AIG Maurice "Hank" Greenberg rimane un personaggio chiave collegato all’istituzione, contro la quale ha combattuto, l'ha citata in giudizio e che rimprovera pubblicamente i funzionari a capo della sua ex società, la sua “bimba”.Greenberg è membro di gruppi di pianificazione mondiale (Council on Foreign Relations, Gruppo Bilderberg, Commissione Trilaterale) e della Heritage Foundation, ex candidato a direttore della CIA (1995). E’ amico di lunga data della famiglia Bush. Greenberg è così ben ammanicato che è stato considerato come candidato a direttore della CIA da Bill Clinton in 1995. Il profilo di Greenberg nella edizione di Time magazine del 20 giugno 2005, “Down But Not Out”, espone dettagliatamente la carriera di Greenberg come risorsa governativa, guru della politica estera e uomo forte.Nel 2003, mentre dirigeva ancora la AIG, Greenberg è stato l’obiettivo di molteplici indagini riguardanti l’orchestrazione di atti falsi, gonfiatura delle riserve, scambi illegali di azioni, frode e falso contabile in una inchiesta di Eliot Spitzer, che ha dichiarato che la AIG era «una scatola nera gestita con il pugno di ferro da un amministratore che non racconta la verità al pubblico». L’indagine di Spitzer sulla AIG e su altri illeciti di Wall Street è stata successivamente e convenientemente fermata quando Spitzer è stato intrappolato in uno scandalo di prostituzione.Sebbene Greenberg sia stato costretto a dimettersi da amministratore e da presidente del consiglio di amministrazione della AIG, rimane tuttora l’amministratore della Starr International (SICO) e della C.V. Starr, le holding private che controllano quote per miliardi nel capitale della AIG. Sono le società Starr a costituire le radici originarie della conglomerata come società proprietarie legate all’intelligence. In altre parole, Greenberg resta al comando del cuore della AIG.
Vi è stata la manipolazione della AIG dietro alla ripresa di Wall Street?
Nelle ultime settimane trascorse, la borsa USA ha goduto di una forte ripresa, nonostante notizie economiche altrimenti da incubo. Uno dei fattori che ha scatenato questa ripresa è stata la notizia che le principali banche, come Citigroup, JP Morgan Chase e Bank of America - banche che secondo i rapporti erano sul punto di collassare e in seguito sono state le principali destinatarie dei fondi del salvataggio TARP - hanno annunciato profitti a gennaio e febbraio del 2009.Come è stato possibile questo?Un rapporto di Tyler Durden, nel citare un anonimo insider trader coinvolto in scambi di AIG, rivela che la manipolazione ha fraudolentemente trasferito il denaro dei contribuenti USA alle controparti della AIG - le più importanti banche ed istituzioni finanziarie - con la AIG come “breccia”. Il rapporto sui profitti ha scatenato una ripresa del mercato che avviene a spese dei contribuenti USA.
Il rapporto completo (grazie a Jenna ed al Mike Ruppert Blogspot per questa scoperta) è intollerabile e impressionante: Exclusive: Big Banks' Recent Profitability Due to AIG Scam?Ecco un estratto del documento:
“La AIG, sapendo che avrebbe avuto bisogno di chiedere imminentemente altro capitale al Tesoro, ha deciso di gettare la spugna e ha omaggiato le maggiori banche sue controparti con scambi che sono stati redditizi in modo spropositato per le banche ed in modo persino più spropositato - in perdita - per i contribuenti USA, che hanno dovuto gettare sempre più denaro nella AIG, senza che il Segretario al Tesoro USA Tim Geithner abbia dovuto rendere nota la reale portata di questa - in mancanza di una parola migliore - truffa fraudolenta.
“...Ciò che tutto questo significa è che se le dichiarazioni delle maggiori banche - cioè JP Morgan Chase, Citi e BofA - in relazione alla anormale redditività in gennaio e febbraio fossero vere, comunque questi profitti sono stati: a) una tantum per via dell’apertura all'ingrosso dei portafogli della AIG, b) interamente a spese della AIG, e cioè dei contribuenti, c) realizzati con la piena conoscenza e intenzionalità di Tim Geithner (e quindi dell’amministrazione), d) sostanzialmente un trasferimento di denaro dai contribuenti alle banche (tuttavia in un’altra forma) utilizzando la AIG come intermediario [mia enfasi-LC].
“Per le banche proclamare la loro redditività in gennaio e febbraio è quanto di più prossimo all’ipocrisia criminale. Ed ancora, i contribuenti finanziano questo “singolo profitto”, che provoca una ripresa di borsa, e permette quindi alle banche di invertire prontamente la rotta e di cominciare a vendere capitale più costoso... finanziato pure dal denaro dei contribuenti che sbocca sul mercato. Se l’amministrazione è veramente a conoscenza di questi fatti (e se Zero Hedge [il nome dell’autore-LC] lo sa, si può affermare consicurezza che anche Tim Geithner abbia ricevuto il promemoria), allora il potenziale risultato sarebbe sbalorditivo una volta che queste informazioni arrivassero all’attenzione del pubblico generale...“Questa manipolazione su larga scala di mercati, investitori e contribuenti è continuata abbastanza a lungo”.
La guerra di Bush/Cheney è anche la guerra di Obama
Il 27 marzo 2009, Obama ha lanciato la sua “nuova strategia per l’Afghanistan”. Questa nuova strategia è la continuazione ed espansione del piano di guerra di Bush/Cheney, ordita in seguito all’operazione false flag dell’11/9, utilizzando le identiche menzogne della “guerra al terrorismo” e dell’11/9 come giustificazione.Come espresso chiaramente da Obama:“Voglio che il popolo americano comprenda che abbiamo il chiaro e focalizzato obiettivo di scompigliare, smantellare e sconfiggere al-Qa'ida in Pakistan ed Afghanistan ed impedire il suo ritorno in quei paesi in futuro. Questa è una causa che non potrebbe essere più giusta.“Ricordo a tutti che gli Stati Uniti non hanno scelto di combattere la guerra in Afghanistan. Quasi tremila nostri connazionali sono stati uccisi l’11 settembre 2001 per non avere fatto altro che fare la loro vita di ogni giorno”.L’unanimismo sull'inganno di “al-Qa'ida” non soltanto è vivo e vegeto sotto Obama, ora è la giustificazione per un incremento di 21mila soldati USA in Afghanistan, imponenti operazioni clandestine lungo tutta l’Asia Centrale e il Medio Oriente e per una “guerra al terrorismo” persino più aggressiva. Questa è la conquista della “Grande Scacchiera” che le élite anglo-americane volevano attuare dopo l’11/9, ma è stata “sciupata” a causa del “tentativo maldestro” dell’amministrazione Bush/Cheney in Iraq.Obama, il quale, mentre questo rapporto va in stampa fa il suo percorso a tappe con la leadership del G-20, non andrà a tentoni con una guerra che è compatibile con gli obiettivi della “guerra al terrorismo” che ha articolato da anni e ha promesso di mantenere (ai suoi “padroni” del Nuovo Ordine Mondiale) per tutta la sua campagna.Come esposto dettagliatamente da Michel Chossudovsky in “The Democrats endorse the "Global War on Terrorism": Obama "goes after Osama“, la promessa di Obama è più guerra perpetua:“L’11/9 per Obama costituisce la principale giustificazione per intraprendere una guerra umanitaria in Medio Oriente ed in Asia Centrale. A questo riguardo, la sua posizione non differisce da quella dell’amministrazione Bush.“Si ritira dall’Iraq, ma resta in Afghanistan. Affronta l’Iran, sfida la Russia... A parte la retorica di portare le truppe a casa dall’Iraq distrutto dalla guerra, che potrebbe realizzarsi oppure no, cosa distingue i Democratici dai Repubblicani?“Un Presidente più eloquente, sagace e carismatico?“Un approccio dignitoso e diplomatico alla politica estera USA?Come icona pacificatrice ed unificatrice, Obama è stato piazzato per perpetuare l’insabbiamento dei crimini dell’Impero Americano e per salvare la “occasione sprecata” dell’operazione false flag dell’11/9: un mondo unito dietro la guerra imperiale.“Un’opportunità per l’élite dominante USA di ‘presentare al mondo un volto diverso che potrebbe rianimare illusioni sulle sue pretese democratiche, non soltanto a livello internazionale ma anche all’interno degli Stati Uniti’...“Un approccio ‘umanitario’ fasullo e simulato all’Impero, che serve a mascherare la verità e a ottenere il sostegno popolare.“Un Comandante in Capo meno sprezzante, che ha comprensione della geopolitica ed è capace di prendere decisioni di politica estera. Un programma militare considerato più attentamente di quello sperimentato durante l’amministrazione Bush? Ma nessun sostanziale mutamento di direzione.“Un mezzo per soffocare il dissenso e l’opposizione montanti all’establishment dominante delle corporation fornendo l’illusione che i Democratici costituiscano una Vera Alternativa.“Un mezzo per sorreggere l’illusione che gli afro-americani possano rimontare la scala sociale in America e che i loro diritti fondamentali vengono sostenuti.“Un mezzo per indebolire i veri movimenti progressisti includendo ulteriormente le organizzazioni della società civile, i sindacati e le organizzazioni di base, per non parlare degli intellettuali di “sinistra” nell’area del Partito Democratico.“Una distrazione dai crimini di guerra su vasta scala commessi sotto successive amministrazioni USA.“Un ‘volto umano’ alla guerra ed alla globalizzazione”?
Un appello a resistere
Come lo scrivente ha avvisato in “Obama: return to elite status quo“, scritto poco dopo la vittoria di Obama:“...l’arrivo di Obama come nuovo prestanome imperiale dell’impero anglo-americano non è una vittoria di, o per il popolo. Non comporterà in alcun modo un drammatico sconvolgimento e non è per niente una sorta di imminente rivoluzione. Questa elezione è stata una necessaria rotazione di gestione, prestabilita ai livelli più alti dell’élite anglo-americana.“Il ‘cambiamento’ che la presidenza Barack Obama porterà all’America e al mondo sarà di stile, non di sostanza: il ritorno al globalismo corporativo centrista delle ere di Clinton e Carter, completo di élite del Partito Democratico rigurgitate da quelle amministrazioni e nuovi politici neoliberisti che fanno i propagandisti di ideologie similari.“...Il guanto di velluto sarà fatto scivolare indietro sul pugno di ferro, ma il pugno sarà ancora adoperato aggressivamente. Entro pochi mesi, la conquista globale che Bush-Cheney hanno cominciato riprenderà sotto l'assai più convincente ed adorato Obama, che coerentemente ha dichiarato la propria intenzione di intensificare la guerra in Afghanistan e di “uccidere terroristi” da una parte all’altra del Medio Oriente”.Per coloro che hanno passato gli ultimi otto terribili anni opponendosi e resistendo ai crimini di Bush/Cheney, preparatevi al peggio: una sorta di versione "amichevole" del fascismo e il più pericoloso messaggero furtivo della storia.
Larry Chin© Copyright Larry Chin, Global Research, 2009Articolo
originale:http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=13050
Traduzione per uruknet: Freebooter, revisionata per Megachip da Daniela Contini
Articolo su uruknet: http://www.uruknet.info/?p=s9620&s1=h1&l=i
Nota di Pino Cabras: L'articolo di Larry Chin riflette una linea di tendenza di una parte dei critici di Obama, che legge i compromessi del presidente USA come se Obama agisse sotto costante dettatura da parte di alcuni poteri forti, risultati decisivi per sostenere la sua campagna elettorale fino alla vittoria. L'uso disinvolto dell'aggettivo "criminale" da parte dell'editorialista di "Global Research" rischia di appiattire le distinzioni necessarie in questi casi. Guidare un impero significa incarnare inevitabilmente una mole di "violenza strutturale" (per dirla con Gandhi) cristallizzata nel meccanismo di quel potere, qualunque sia l'indole della persona fisica in capo, e qualunque sia l'attitudine delle persone - tutte selezionatissime - che collaborano e influiscono sul suo "imperium". Il rischio di queste classificazioni è evidente. Se consideriamo tutti i grandi potenti col metro "criminale", allora tutti lo sono, e perciò non lo è nessuno, nemmeno Bush e Cheney. Mentre invece le differenze sono ancora riconoscibili rispetto all'attuale presidente degli Stati Uniti.L'altro rischio è quello di leggere solo in chiave di "inganno" gestito da pochi centri di potere mondialisti una vicenda altrimenti più radicata, con un suo blocco sociale e una sua capacità di mobilitazione su grandi progetti di valori, potenzialmente capaci di una "perestrojka USA" e perciò di portata planetaria. Dunque, come riassumiamo? Le parti più lucide del pezzo di Chin raccontano con drammatica precisione l'ingombro di finanza truffaldina che sembra ipotecare ogni velleità di Obama, e raccontano anche con disincanto le mancate discontinuità sostanziali in politica estera. Ciononostante mi pare utile cogliere anche una qualche capacità di disgelo da parte dell'attuale presidente su cui vale la pena puntare qualche carta, se ti chiami Europa o Russia.
Protesta organizzata o rivolta popolare
http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/economia/g20/intervista-fitoussi/intervista-fitoussi.html
Non è una protesta organizzata chiamiamola rivolta popolare
La situazione è molto grave, si chiedono altri sforzi ai lavoratorie ci si accorge che il salario medio in trent'anni s'è abbassatodi ANAIS GINORI
"La chiamano in vari modi, ma le dico io cos'è. E' una rivolta. Questa è una rivolta popolare non coordinata, spontanea. E molto pericolosa". Senza giri di parole, si tratta semplicemente di questo. L'economista Jean-Paul Fitoussi battezza così gli ultimi incidenti in Francia e il malcontento che sta esplodendo in altre parti d'Europa. "La gente ha avuto la sensazione di essere stata presa in giro". Nel giorno del G20, il docente all'Istituto di studi politici di Parigi e presidente dell'Osservatorio per le congiunture economiche, pronuncia un giudizio severo, e aggiunge anche un allarme: "Le fondamenta della democrazia sono in pericolo".
Da dove nasce questa nuova collera popolare?
"L'attuale crisi va esaminata nella sua triplice dimensione: economica, finanziaria e intellettuale. Contrariamente a quello che si pensa, il vero ostacolo per una ripresa è l'ultimo aspetto: quello intellettuale. La crisi proviene infatti da una grande menzogna. Non soltanto dei finanzieri, ma anche di politici, forse in buona fede, diventati prigionieri di una dottrina assolutista e che ha prodotto effetti catastrofici".
Era tutto una gigantesca illusione?
"Assolutamente sì. Le faccio un esempio. Ci dicevano che nuovi posti di lavoro si potevano creare soltanto in relazione alla loro produttività marginale. I lavoratori dovevano insomma essere pagati in proporzione al loro apporto produttivo. Eppure scopriamo oggi che, in realtà, la classe dirigente di molte imprese non veniva pagata con questa regola. Anzi, è stato esattamente il contrario: la maggior parte dei dirigenti del sistema finanziario ha avuto una produttività negativa, continuando però a incassare remunerazioni astronomiche".
Le proteste aumenteranno?
"Ripeto: la gente ha capito di essere stata raggirata. E' questa la dimensione forte, pregnante della protesta. Gli incidenti di oggi in alcune imprese sono manifestazioni di rivolta spontanea. Per tre decenni è stato raccontato un sistema come verità assoluta. Improvvisamente, ci si accorge che era un bugia altrettanto assoluta E' comprensibile lo choc e la rivolta nella popolazione".
Come si esce da questa crisi?
"La situazione è molto grave. Ora che si chiedono sforzi supplementari ai lavoratori, ci si accorge che negli ultimi trent'anni il salario medio si è globalmente abbassato. In sostanza, abbiamo permesso che fossero rafforzate le discriminazioni economiche. La dottrina andava fino ad accettare che le disuguaglianze fossero considerate un fattore positivo di crescita e dinamismo economico. Questo ha provocato un'ovvia crisi della democrazia che, per sua stessa definizione, non può sopportare l'aumento delle disuguaglianze".
Quali sono le responsabilità delle istituzioni?
"Il credo della dottrina in vigore fino al settembre 2008 era che la sfera politica dovesse essere ben distinta da quella economica. Qualcuno si era convinto che la democrazia fosse l'applicazione della legge della maggioranza. E' profondamente sbagliato. La legge della maggioranza deve sempre coniugarsi con la protezione delle minoranze".
Cosa si aspetta da questo G20?
"Al di là di quel che diranno i comunicati ufficiali, bisognerà capire se effettivamente la democrazia sta ritornando. Non dobbiamo guardare solo ai rimedi economici e finanziari immediati. Quello che si deve valutare con estrema attenzione è se vi siano elementi nuovi che vadano verso un ripensamento permanente della gestione degli affari politici, economici e sociali. Soltanto così si potrà uscire dalla crisi". (2 aprile 2009)
Non è una protesta organizzata chiamiamola rivolta popolare
La situazione è molto grave, si chiedono altri sforzi ai lavoratorie ci si accorge che il salario medio in trent'anni s'è abbassatodi ANAIS GINORI
"La chiamano in vari modi, ma le dico io cos'è. E' una rivolta. Questa è una rivolta popolare non coordinata, spontanea. E molto pericolosa". Senza giri di parole, si tratta semplicemente di questo. L'economista Jean-Paul Fitoussi battezza così gli ultimi incidenti in Francia e il malcontento che sta esplodendo in altre parti d'Europa. "La gente ha avuto la sensazione di essere stata presa in giro". Nel giorno del G20, il docente all'Istituto di studi politici di Parigi e presidente dell'Osservatorio per le congiunture economiche, pronuncia un giudizio severo, e aggiunge anche un allarme: "Le fondamenta della democrazia sono in pericolo".
Da dove nasce questa nuova collera popolare?
"L'attuale crisi va esaminata nella sua triplice dimensione: economica, finanziaria e intellettuale. Contrariamente a quello che si pensa, il vero ostacolo per una ripresa è l'ultimo aspetto: quello intellettuale. La crisi proviene infatti da una grande menzogna. Non soltanto dei finanzieri, ma anche di politici, forse in buona fede, diventati prigionieri di una dottrina assolutista e che ha prodotto effetti catastrofici".
Era tutto una gigantesca illusione?
"Assolutamente sì. Le faccio un esempio. Ci dicevano che nuovi posti di lavoro si potevano creare soltanto in relazione alla loro produttività marginale. I lavoratori dovevano insomma essere pagati in proporzione al loro apporto produttivo. Eppure scopriamo oggi che, in realtà, la classe dirigente di molte imprese non veniva pagata con questa regola. Anzi, è stato esattamente il contrario: la maggior parte dei dirigenti del sistema finanziario ha avuto una produttività negativa, continuando però a incassare remunerazioni astronomiche".
Le proteste aumenteranno?
"Ripeto: la gente ha capito di essere stata raggirata. E' questa la dimensione forte, pregnante della protesta. Gli incidenti di oggi in alcune imprese sono manifestazioni di rivolta spontanea. Per tre decenni è stato raccontato un sistema come verità assoluta. Improvvisamente, ci si accorge che era un bugia altrettanto assoluta E' comprensibile lo choc e la rivolta nella popolazione".
Come si esce da questa crisi?
"La situazione è molto grave. Ora che si chiedono sforzi supplementari ai lavoratori, ci si accorge che negli ultimi trent'anni il salario medio si è globalmente abbassato. In sostanza, abbiamo permesso che fossero rafforzate le discriminazioni economiche. La dottrina andava fino ad accettare che le disuguaglianze fossero considerate un fattore positivo di crescita e dinamismo economico. Questo ha provocato un'ovvia crisi della democrazia che, per sua stessa definizione, non può sopportare l'aumento delle disuguaglianze".
Quali sono le responsabilità delle istituzioni?
"Il credo della dottrina in vigore fino al settembre 2008 era che la sfera politica dovesse essere ben distinta da quella economica. Qualcuno si era convinto che la democrazia fosse l'applicazione della legge della maggioranza. E' profondamente sbagliato. La legge della maggioranza deve sempre coniugarsi con la protezione delle minoranze".
Cosa si aspetta da questo G20?
"Al di là di quel che diranno i comunicati ufficiali, bisognerà capire se effettivamente la democrazia sta ritornando. Non dobbiamo guardare solo ai rimedi economici e finanziari immediati. Quello che si deve valutare con estrema attenzione è se vi siano elementi nuovi che vadano verso un ripensamento permanente della gestione degli affari politici, economici e sociali. Soltanto così si potrà uscire dalla crisi". (2 aprile 2009)
Repubblica di Weimar
http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_di_Weimar
Il periodo della Storia della Germania che va dal 1919 al 1933 è conosciuto come la Repubblica di Weimar. Prende il nome dalla città di Weimar, dove si tenne un'assemblea nazionale per redigere una nuova costituzione dopo la sconfitta tedesca della prima guerra mondiale.
Il primo tentativo di stabilire una democrazia liberale in Germania fu un'epoca di grande tensione e di conflitto interno, che si concluse con l'ascesa al potere di Adolf Hitler e del Partito Nazionalsocialista nel 1933 (il Partito Nazionalsocialista rappresentò il maggior beneficiario della crisi politico - economica che attanagliò tutto il periodo di durata della fragile repubblica). Anche se tecnicamente, la costituzione del 1919 non venne mai revocata interamente fino a dopo la seconda guerra mondiale, le misure legali prese dal governo nazista nel 1933, che sono comunemente conosciute come Gleichschaltung, in effetti distrussero tutti i meccanismi forniti da un normale sistema democratico, è quindi comune segnare il 1933 come la fine della Repubblica di Weimar.
Problemi economici
La Repubblica di Weimar ebbe alcuni tra i più gravi problemi economici mai sperimentati nella storia di una democrazia occidentale. L'iperinflazione rampante, la massiccia disoccupazione, e il grave abbassamento della qualità della vita, a confronto con il periodo precedente alla prima guerra mondiale, furono i fattori principali del collasso. Con la Grande depressione degli anni '30, le istituzioni della Repubblica in quanto tali, vennero incolpate da molti per i problemi economici; questo è evidente nei risultati elettorali, dove i partiti politici che volevano lo smantellamento completo della Repubblica, sia a destra che a sinistra, resero impossibile una maggioranza in parlamento.
In questo contesto, il Trattato di Versailles, era considerato dal popolo tedesco come un documento punitivo e degradante, che li costrinse a cedere aree ricche di risorse e a pagare somme enormi in riparazioni di guerra. Queste riparazioni punitive non solo danneggiarono pesantemente l'economia tedesca, ma causarono anche grande costernazione e risentimento da parte della popolazione.
Gli storici marxisti hanno consistentemente enfatizzato che i "poteri economici" nel Reich lastricarono la strada che portò a Hitler. Come minimo, questo argomento si rivelò utile per i regimi socialisti dopo la Seconda guerra mondiale, ad esempio, per giustificare le espropriazioni su larga scala che avvennero nelle zone occupate dall'Unione Sovietica, che divennero in seguito la Germania Est, dal 1945 al 1949.
Oggi, molti storici concordano che molti industriali identificarono la Repubblica con i sindacati e i socialdemocratici, poiché furono questi che stabilirono le concessioni sociali del 1918/1919. Ma anche se alcuni videro Hitler come un mezzo per abolirle, la Repubblica era instabile ancor prima che certi industriali iniziassero ad appoggiare Hitler. A parte ciò, anche chi diede supporto alla nomina di Hitler, non voleva il nazismo nella sua interezza a considerava Hitler solo come una soluzione temporanea nella propria ricerca dell'abolizione della Repubblica. Certamente, il supporto dell'industria non è sufficiente da solo a spiegare l'appoggio a Hitler da parte di grosse fette della popolazione, che comprendevano molti operai che si erano allontanati dai partiti di sinistra.
Problemi istituzionali
Viene comunemente accettato che la costituzione del 1919 aveva una serie di debolezze fondamentali, che resero l'instaurazione di una dittatura troppo facile. Che una costituzione differente avrebbe potuto evitare il Terzo Reich è però discutibile; in ogni caso, la costituzione del 1949 (il Grundgesetz) riconobbe queste critiche e può essere vista come una risposta forte a quelle pecche.
L'istituzione del Reichspräsident veniva frequentemente vista come un Ersatzkaiser, un tentativo di rimpiazzare l'Imperatore, che aveva abdicato nel 1918, con un'istituzione similarmente forte e autoritaria. Questo risulta molto evidente nell'articolo 48 della costituzione, che dava al Presidente il potere di "fare tutti i passi necessari" se "l'ordine pubblico e la sicurezza fossero state seriamente disturbati o in pericolo". Anche se era inteso solo come clausola d'emergenza, questo articolo venne usato anche in anni precedenti al 1933 per emanare decreti senza il supporto del parlamento (vedi sopra); rese anche la Gleichschaltung più facile. Ad esempio, il Decreto dell'incendio del Reichstag venne emanato in base all'articolo 48.
L'uso della rappresentanza proporzionale significava che ogni partito con un minimo di supporto era in grado di ottenere l'ingresso nel Reichstag, il parlamento della Repubblica. Questo portò a un grande numero di piccoli partiti, alcuni dei quali avevano un'ideologia estremista; creò anche una necessità di coalizione con tali partiti, evidenziata dal fatto che nessuno era in grado di ottenere una maggioranza completa.
Il Reichstag poteva rimuovere il Reichskanzler dal suo ufficio anche se non era in grado di accordarsi su un successore. Questo voto di sfiducia "distruttivo" portò a molti Cancellieri in rapida successione e aggiunse un altro fattore di instabilità politica alla Repubblica (si veda Cancellieri tedeschi per una lista) Come risultato, il Grundgesetz del 1949 stipulò che un Cancelliere poteva essere dimesso dal Parlamento solo se un successore veniva eletto contestualmente; vedi voto costruttivo di sfiducia.
La costituzione prevedeva che in caso di dimissioni o morte del Presidente, il Reichskanzler (Cancelliere) ne avrebbe assunto l'ufficio (e soprattutto ne avrebbe posseduto i poteri) fino all'elezione di un nuovo Presidente. Questo permise a Hitler di unire di fatto gli uffici di Reichskanzler e Reichspräsident dopo la morte di Hindenburg nel 1934. Comunque, per quell'epoca, la dittatura era già stata fermamente installata, e questa clausola da sola non può essere incolpata in generale per il nazismo.
Visioni personalistiche
Alcuni storici preferiscono guardare a certi individui e alle decisioni che presero. Questo porta a galla le questioni problematiche su quali alternative fossero disponibili a quel tempo, il che conduce a speculazioni ed ipotesi.
Ad esempio, la politica economica di Brüning nel 1930-1933 è stata soggetto di ampio dibattito. Che essa portò molti a identificare la Repubblica con i tagli alla spesa sociale e a un'economia estremamente liberale lo si può dire tranquillamente; se esistessero alternative a questa politica nell'epoca in cui la Grande depressione aveva raggiunto il pieno impatto è una questione differente.
Un'altra focalizzazione è su Paul von Hindenburg, che divenne Reichspräsident nel 1925. Egli era certamente rappresentativo del vecchio e autoritario Impero del 1871 ed è difficile etichettarlo come un democratico che supportava la Repubblica del 1919. Hindenburg era molto anziano, avendo passato gli 80 anni d'età negli anni '30, e ciò fa sorgere dei dubbi sulla sua lucidità. Egli non fu, comunque, un nazista. Ci si può chiedere se un presidente differente, con solide convinzioni democratiche avrebbe permesso al Parlamento di essere così evidentemente raggirato con l'uso dei decreti permesso dall'articolo 48; più specificamente, un presidente diverso, avrebbe firmato il Decreto dell'incendio del Reichstag? Si è anche speculato sul perché Hindenburg abbia nominato Hitler come Reichskanzler il 30 gennaio 1933; dopo tutto, Hindenburg attese un giorno e mezzo prima di prendere la decisione. Alcuni ritengono che, se Hitler non fosse divenuto Cancelliere, nei mesi seguenti sarebbe continuato il calo di voti che la NSDAP aveva registrato, per la prima volta, nelle elezioni del novembre 1932.
Il periodo della Storia della Germania che va dal 1919 al 1933 è conosciuto come la Repubblica di Weimar. Prende il nome dalla città di Weimar, dove si tenne un'assemblea nazionale per redigere una nuova costituzione dopo la sconfitta tedesca della prima guerra mondiale.
Il primo tentativo di stabilire una democrazia liberale in Germania fu un'epoca di grande tensione e di conflitto interno, che si concluse con l'ascesa al potere di Adolf Hitler e del Partito Nazionalsocialista nel 1933 (il Partito Nazionalsocialista rappresentò il maggior beneficiario della crisi politico - economica che attanagliò tutto il periodo di durata della fragile repubblica). Anche se tecnicamente, la costituzione del 1919 non venne mai revocata interamente fino a dopo la seconda guerra mondiale, le misure legali prese dal governo nazista nel 1933, che sono comunemente conosciute come Gleichschaltung, in effetti distrussero tutti i meccanismi forniti da un normale sistema democratico, è quindi comune segnare il 1933 come la fine della Repubblica di Weimar.
Problemi economici
La Repubblica di Weimar ebbe alcuni tra i più gravi problemi economici mai sperimentati nella storia di una democrazia occidentale. L'iperinflazione rampante, la massiccia disoccupazione, e il grave abbassamento della qualità della vita, a confronto con il periodo precedente alla prima guerra mondiale, furono i fattori principali del collasso. Con la Grande depressione degli anni '30, le istituzioni della Repubblica in quanto tali, vennero incolpate da molti per i problemi economici; questo è evidente nei risultati elettorali, dove i partiti politici che volevano lo smantellamento completo della Repubblica, sia a destra che a sinistra, resero impossibile una maggioranza in parlamento.
In questo contesto, il Trattato di Versailles, era considerato dal popolo tedesco come un documento punitivo e degradante, che li costrinse a cedere aree ricche di risorse e a pagare somme enormi in riparazioni di guerra. Queste riparazioni punitive non solo danneggiarono pesantemente l'economia tedesca, ma causarono anche grande costernazione e risentimento da parte della popolazione.
Gli storici marxisti hanno consistentemente enfatizzato che i "poteri economici" nel Reich lastricarono la strada che portò a Hitler. Come minimo, questo argomento si rivelò utile per i regimi socialisti dopo la Seconda guerra mondiale, ad esempio, per giustificare le espropriazioni su larga scala che avvennero nelle zone occupate dall'Unione Sovietica, che divennero in seguito la Germania Est, dal 1945 al 1949.
Oggi, molti storici concordano che molti industriali identificarono la Repubblica con i sindacati e i socialdemocratici, poiché furono questi che stabilirono le concessioni sociali del 1918/1919. Ma anche se alcuni videro Hitler come un mezzo per abolirle, la Repubblica era instabile ancor prima che certi industriali iniziassero ad appoggiare Hitler. A parte ciò, anche chi diede supporto alla nomina di Hitler, non voleva il nazismo nella sua interezza a considerava Hitler solo come una soluzione temporanea nella propria ricerca dell'abolizione della Repubblica. Certamente, il supporto dell'industria non è sufficiente da solo a spiegare l'appoggio a Hitler da parte di grosse fette della popolazione, che comprendevano molti operai che si erano allontanati dai partiti di sinistra.
Problemi istituzionali
Viene comunemente accettato che la costituzione del 1919 aveva una serie di debolezze fondamentali, che resero l'instaurazione di una dittatura troppo facile. Che una costituzione differente avrebbe potuto evitare il Terzo Reich è però discutibile; in ogni caso, la costituzione del 1949 (il Grundgesetz) riconobbe queste critiche e può essere vista come una risposta forte a quelle pecche.
L'istituzione del Reichspräsident veniva frequentemente vista come un Ersatzkaiser, un tentativo di rimpiazzare l'Imperatore, che aveva abdicato nel 1918, con un'istituzione similarmente forte e autoritaria. Questo risulta molto evidente nell'articolo 48 della costituzione, che dava al Presidente il potere di "fare tutti i passi necessari" se "l'ordine pubblico e la sicurezza fossero state seriamente disturbati o in pericolo". Anche se era inteso solo come clausola d'emergenza, questo articolo venne usato anche in anni precedenti al 1933 per emanare decreti senza il supporto del parlamento (vedi sopra); rese anche la Gleichschaltung più facile. Ad esempio, il Decreto dell'incendio del Reichstag venne emanato in base all'articolo 48.
L'uso della rappresentanza proporzionale significava che ogni partito con un minimo di supporto era in grado di ottenere l'ingresso nel Reichstag, il parlamento della Repubblica. Questo portò a un grande numero di piccoli partiti, alcuni dei quali avevano un'ideologia estremista; creò anche una necessità di coalizione con tali partiti, evidenziata dal fatto che nessuno era in grado di ottenere una maggioranza completa.
Il Reichstag poteva rimuovere il Reichskanzler dal suo ufficio anche se non era in grado di accordarsi su un successore. Questo voto di sfiducia "distruttivo" portò a molti Cancellieri in rapida successione e aggiunse un altro fattore di instabilità politica alla Repubblica (si veda Cancellieri tedeschi per una lista) Come risultato, il Grundgesetz del 1949 stipulò che un Cancelliere poteva essere dimesso dal Parlamento solo se un successore veniva eletto contestualmente; vedi voto costruttivo di sfiducia.
La costituzione prevedeva che in caso di dimissioni o morte del Presidente, il Reichskanzler (Cancelliere) ne avrebbe assunto l'ufficio (e soprattutto ne avrebbe posseduto i poteri) fino all'elezione di un nuovo Presidente. Questo permise a Hitler di unire di fatto gli uffici di Reichskanzler e Reichspräsident dopo la morte di Hindenburg nel 1934. Comunque, per quell'epoca, la dittatura era già stata fermamente installata, e questa clausola da sola non può essere incolpata in generale per il nazismo.
Visioni personalistiche
Alcuni storici preferiscono guardare a certi individui e alle decisioni che presero. Questo porta a galla le questioni problematiche su quali alternative fossero disponibili a quel tempo, il che conduce a speculazioni ed ipotesi.
Ad esempio, la politica economica di Brüning nel 1930-1933 è stata soggetto di ampio dibattito. Che essa portò molti a identificare la Repubblica con i tagli alla spesa sociale e a un'economia estremamente liberale lo si può dire tranquillamente; se esistessero alternative a questa politica nell'epoca in cui la Grande depressione aveva raggiunto il pieno impatto è una questione differente.
Un'altra focalizzazione è su Paul von Hindenburg, che divenne Reichspräsident nel 1925. Egli era certamente rappresentativo del vecchio e autoritario Impero del 1871 ed è difficile etichettarlo come un democratico che supportava la Repubblica del 1919. Hindenburg era molto anziano, avendo passato gli 80 anni d'età negli anni '30, e ciò fa sorgere dei dubbi sulla sua lucidità. Egli non fu, comunque, un nazista. Ci si può chiedere se un presidente differente, con solide convinzioni democratiche avrebbe permesso al Parlamento di essere così evidentemente raggirato con l'uso dei decreti permesso dall'articolo 48; più specificamente, un presidente diverso, avrebbe firmato il Decreto dell'incendio del Reichstag? Si è anche speculato sul perché Hindenburg abbia nominato Hitler come Reichskanzler il 30 gennaio 1933; dopo tutto, Hindenburg attese un giorno e mezzo prima di prendere la decisione. Alcuni ritengono che, se Hitler non fosse divenuto Cancelliere, nei mesi seguenti sarebbe continuato il calo di voti che la NSDAP aveva registrato, per la prima volta, nelle elezioni del novembre 1932.
Caduta di una repubblica
http://olivero.blogautore.repubblica.it/2009/02/10/caduta-di-una-repubblica/
C’era una volta una repubblica nata dalle ceneri di una sconfitta, oppressa dai debiti di guerra, guida di un popolo punito perché chi perde ha sempre torto. Una repubblica in cui era difficile avere fiducia, schiacciati come si era tra povertà, iperinflazione, disoccupazione e l’arrivo di quella che passerà alla storia come la Grande depressione. Una repubblica che tra i suoi stessi cittadini aveva molti nemici. Nemici che non potevano tollerare di dividere il potere in un sistema democratico. Che non ne avrebbero mai riconosciuto la legittimità e mai lo fecero fin dal giorno della fondazione. Uomini di destra, uomini d’affari, nobili, funzionari statali, alti burocrati, ufficiali dell’esercito, alte gerarchie ecclesiastiche. Uomini che appoggiarono restando nascosti nell’ombra una nuova destra più dinamica, meno presentabile ma che grazie alle nuove libertà della repubblica cresceva, si diffondeva e spargeva il suo veleno contro ogni minoranza indicandola come responsabile della caduta economica e morale del Paese, impaurendo i cittadini, aumentandone l’insicurezza. La prima destra contava sull’ignavia della maggioranza, la seconda sulla forza della paura e della violenza. Quando raggiunsero il potere, eliminarono quasi tutte le conquiste della repubblica: riduzione dell’orario di lavoro a otto ore, introduzione del sussidio di disoccupazione, un’idea di edilizia pubblica dotata di acqua, gas, elettricità e servizi igienici, il diritto di voto per le donne, una diffusa e vivace libertà di stampa. Alla fine riuscirono ad abbatterla e prima il Paese poi il mondo precipitarono nel caos, nella guerra e nei campi di sterminio.
Il libro è La Germania di Weimar. Utopia e tragedia di Eric D. Weitz (tr.it. P. Arlorio, Einaudi, 38 euro)
C’era una volta una repubblica nata dalle ceneri di una sconfitta, oppressa dai debiti di guerra, guida di un popolo punito perché chi perde ha sempre torto. Una repubblica in cui era difficile avere fiducia, schiacciati come si era tra povertà, iperinflazione, disoccupazione e l’arrivo di quella che passerà alla storia come la Grande depressione. Una repubblica che tra i suoi stessi cittadini aveva molti nemici. Nemici che non potevano tollerare di dividere il potere in un sistema democratico. Che non ne avrebbero mai riconosciuto la legittimità e mai lo fecero fin dal giorno della fondazione. Uomini di destra, uomini d’affari, nobili, funzionari statali, alti burocrati, ufficiali dell’esercito, alte gerarchie ecclesiastiche. Uomini che appoggiarono restando nascosti nell’ombra una nuova destra più dinamica, meno presentabile ma che grazie alle nuove libertà della repubblica cresceva, si diffondeva e spargeva il suo veleno contro ogni minoranza indicandola come responsabile della caduta economica e morale del Paese, impaurendo i cittadini, aumentandone l’insicurezza. La prima destra contava sull’ignavia della maggioranza, la seconda sulla forza della paura e della violenza. Quando raggiunsero il potere, eliminarono quasi tutte le conquiste della repubblica: riduzione dell’orario di lavoro a otto ore, introduzione del sussidio di disoccupazione, un’idea di edilizia pubblica dotata di acqua, gas, elettricità e servizi igienici, il diritto di voto per le donne, una diffusa e vivace libertà di stampa. Alla fine riuscirono ad abbatterla e prima il Paese poi il mondo precipitarono nel caos, nella guerra e nei campi di sterminio.
Il libro è La Germania di Weimar. Utopia e tragedia di Eric D. Weitz (tr.it. P. Arlorio, Einaudi, 38 euro)
lunedì 6 aprile 2009
Orsenna: amori unici vs amori multipli
http://dweb.repubblica.it/dweb/2009/03/28/culturaespettacoli/culturaespettacoli/071lov63971.html
Cultura e Spettacoli
Amori unici vs amori multipli
Domande Perché desideriamo l'assoluto ma viviamo pluristorie? Per Erik Orsenna è una questione di fantasmi. E canzonette
di Laura Lamanda
Ricominciamo ogni volta con lo stesso entusiasmo. Perché quando amiamo, speriamo che duri. Certo, deve durare bene: se non succede, ci laceriamo nei dubbi. Le crisi, quando scoppiano, non risolvono mai nulla. Le spazza via un nuovo amore, o la sete di futuro. Così i rapporti si susseguono, eppure vorremmo la semplicità di un amore unico. Cosa ce ne allontana? Dove il nostro destino è impazzito? Anche Erik Orsenna, premio Goncourt e membro dell'Academie française, nonché ex consigliere culturale di Mitterrand, ci ha perso il sonno, cercando risposte in una "machine à penser": un romanzo. Il suo La canzone dei mille rimpianti, in uscita il 9 aprile da Ponte alle Grazie, individua ipotesi, avventurandosi con grazia nei labirinti emotivi di un personaggio desideroso di avere un amore unico (come riesce al fratello rivale), ma incapace di fermare la successione di incontri e traslochi. Poi, quando approda a un rapporto così intenso da neutralizzare routine e mania della separazione, viene defraudato di questo tesoro dal destino. Così, guidato dalla necessità di superare il lutto, inizia un'inchiesta su di sé, sull'amore e sull'arte di stare nel presente, contando sull'appoggio di fantasmi benevoli e di un'ironia a tratti scatenata. A quest'ironia Orsenna ha abituato da tempo i suoi lettori anche per raccontare temi serissimi, quali gli intrighi di palazzo o la vita presidenziale. Intervistato in esclusiva da D, dice subito di evitare domande su un tema che ricorre nel libro: la morte della sua compagna. Ma non è necessario parlarne per raccontare quest'autobiografia fantastica, che fa riflessioni sull'amore che riguardano pure noi, e ha un tocco lieve anche quando affronta il dolore. "Sarà perché, fondamentalmente, ho una concezione della vita molto gioiosa. Vivere è un gioco. Finirà male. Pazienza. Ora divertiamoci. Per me riso e lacrime, gravità e divertimento sono indissociabili. Sono affetto da gioia inconsolabile", spiega. Il suo romanzo è, in effetti, permeato di slanci e curiosità. Eppure racconta un mondo popolato di fantasmi. "È così: ne siamo circondati!", assicura. E non appartengono solo a persone scomparse, ma anche ad amori svaniti, incontri per i quali è mancato il coraggio, relazioni sgretolate. Se li sappiamo trattare, i fantasmi danno profondità ai nostri giorni. "Vivere con loro significa essere "connessi", sentire la complessità del momento, dove presente e passato si mischiano. Se li allontaniamo, ci priviamo di risonanze e armonie". La ricettività ai fantasmi può essere favorita. Aiuta l'amore svanito tra i genitori che aleggia per casa, ma anche certi spettacoli naturali: "Io mi sono perfezionato in Bretagna, in riva a un mare popolato di leggende, e spesso in tempesta (le tempeste sono un'ottima porta per i fantasmi). Ho proseguito in Africa, dove il mondo dei vivi è unito a quello dei morti, le risate al pianto, la città alla campagna. È un universo dove gli spiriti hanno il loro posto". Assegnare agli spiriti un posto significa anche tenerli a bada. "Per esempio, io chiedo al fantasma di un vecchio amore che cosa pensa di un mio nuovo incontro. È giusto chiedere consigli. Ma poi con loro ci vuole equilibrio. Se ce ne lasciamo invadere, ci chiudiamo in universi senza vita. E sbarriamo la strada al futuro". Questo pericolo è tutt'altro che remoto, e può dare vita a disturbi molto concreti, come a quello della persistenza retinica, che il protagonista del romanzo si fa inutilmente curare dall'oculista. Rischia di succedere anche a noi, se permettiamo a un vecchio amore di continuare ad abitarci. Può colonizzarci lo sguardo, impedendoci la visione corretta di quanto ci circonda. In particolare, la persistenza retinica può ostacolare un nuovo amore, magari proprio quello che aspettiamo da sempre. "Per evitare questo, quando i fantasmi mi tormentano, accusandomi di voler dimenticare, contrattacco: "Oh, non penserete di incatenarmi al passato!". Voglio essere fedele al futuro. Così, appena un rimpianto mi si avvicina, io gli tiro il collo! Così, quando voglio fare un viaggio lo faccio, quando voglio provare un mestiere lo provo, quando incontro una donna le chiedo se vuole rivedermi. Nove volte su dieci risponde di no, e allora non ho rimpianti. Una volta dice di sì e io sono felice". Ma non è così semplice. A furia di tirare il collo ai rimpianti, di dare appuntamenti e tentare, si rischia infatti di incappare in un altro nemico dei sentimenti: l'andanza. È quella frenesia di vivere, quella malattia di futuro, che ci rende sempre un po' altrove, distanti dal nostro interlocutore, come al di là del presente. "Chi soffre di andanza ha come unica vocazione la curiosità. È reso folle dalla domanda: perché no? Perché no un viaggio o un'impresa? Come rispondere con un no alla domanda perché no?". Se cediamo all'andanza, cadiamo nel tranello della dislocazione della felicità: abbiamo difficoltà a immaginarla realizzabile oggi. Siamo convinti che arriverà domani, altrove. E, ancora, ci circondiamo di fantasmi. "I progetti sono i fantasmi dell'avvenire", avverte Orsenna. Così proiettati in avanti, rischiamo a nostra volta di diventare fantasmi per gli altri. "I miei figli, frustrati dalle mie assenze, a un certo punto avevano messo a tavola un manichino di filo di ferro con la mia faccia disegnata su un pallone. In questo modo, dicevano, un po' di me sarebbe stato con loro, perché tanto io o ero in viaggio, e allora non c'ero, o stavo scrivendo un libro, e allora c'ero ancora meno. Istruttivo". L'andanza è una malattia frequente, diffusa fin dal Rinascimento. Il romanzo riferisce che ne soffrì anche Carlo V: passò 21 dei suoi 25 anni di potere fuori della Spagna, in viaggio. Si dice che amasse ascoltare una canzone dal titolo Mille rimpianti. L'amore per le canzoni è un tratto distintivo di chi soffre di andanza. "Con i miei genitori andavo ad ascoltare cantautori poi diventati celebri, come Brassens e Brel. Le canzoni, come le fotografie, sono delle porte molto efficaci per entrare nell'universo dei fantasmi del futuro". Se pensiamo di avere una propensione all'andanza, perciò, moderiamo il consumo di canzoni d'amore. Brevi per natura, stimolano il gusto del cambiamento e del diverso a ogni costo, e favoriscono la tendenza a incatenare gli incontri. In più, raccontando amori complicati, o anche disperati, rafforzano l'idea che le storie finiscano male, e incoraggiano l'inclinazione a troncarle. Meglio ascoltare la musica classica come fa il protagonista del romanzo. O studiare danza. Orsenna l'ha provata. È stata la scrittura, però, a dargli i risultati più soddisfacenti: "Scrivo dalle sei alle nove del mattino, nel prolungamento della notte, in continuità con i sogni, e in una libertà totale. Il giorno e il mondo reale arrivano dopo. Queste tre ore di scrittura sono come le ore di meditazione per i religiosi. Proteggono dalla follia, perché aiutano a ricollegare assieme tutte le cose viste e vissute. Se non scrivessi sarei completamente esploso, disperso nella bulimia di sapere e di fare". Arginati i fantasmi e controllata l'andanza, resta sempre il problema di come arrivare all'amore unico. Inutile consumarsi nell'invidia per quelli che già lo vivono. "Forse hanno avuto fortuna da subito, e magari anche il merito di agire poi con cura estrema. Però può anche essere che non si siano ascoltati tutta una vita pur di restare dov'erano: a volte l'amore unico racconta il terrore di rimettersi in gioco e di perdere un certo comfort". Perciò, se ci siamo dispersi in amori improbabili, possiamo sempre essere orgogliosi del nostro coraggio di cambiare. Forti di questa qualità, dobbiamo solo aspettare che il sentimento appropriato ci investa. Generalmente è annunciato da una frase: "Ecco, se mi vuole è lui/lei". Se l'amore unico non è certo, è così indiscutibilmente probabile. "Nella vita accade che, proprio mentre si è affascinati da mille attività ed esseri, ci si manifesta d'un tratto il sentimento della preferenza. Allora preferiamo viaggiare all'interno di una persona, piuttosto che continuare a incontrarne ancora un'altra, e poi un'altra, e un'altra ancora. Preferiamo essere con questa persona e farle tutte le carezze possibili. Andare a cercare ancora non ci interessa più. Amare è preferire. Il desiderio diventa più importante dei desideri. Quando amiamo, in conclusione, ci si impone il desiderio al singolare". Ma poi, come fare in modo che la situazione resti preferibile a lungo? Forse tentando una cortesia che mai prima, lacerati tra passato e futuro, eravamo stati in grado di offrire: la cortesia di essere persone del presente. "Questa è un'operazione molto difficile. Si tratta di ostinarsi a restare nel momento, respingendo ogni possibile attacco dal passato o dal futuro". Riuscire in questo sforzo di concentrazione è di vitale importanza. Sembra infatti che le persone del presente siano quelle con cui la vita è più gradevole. Forse perché, come spiega il romanzo, "hanno una gentilezza che potrebbe sembrare banale, e invece è una rarità: la gentilezza di esserci. Esserci quando ti parlano, quando assaggiano un cibo, quando si arrabbiano, essere lì e non altrove quando fanno l'amore con te".
Cultura e Spettacoli
Amori unici vs amori multipli
Domande Perché desideriamo l'assoluto ma viviamo pluristorie? Per Erik Orsenna è una questione di fantasmi. E canzonette
di Laura Lamanda
Ricominciamo ogni volta con lo stesso entusiasmo. Perché quando amiamo, speriamo che duri. Certo, deve durare bene: se non succede, ci laceriamo nei dubbi. Le crisi, quando scoppiano, non risolvono mai nulla. Le spazza via un nuovo amore, o la sete di futuro. Così i rapporti si susseguono, eppure vorremmo la semplicità di un amore unico. Cosa ce ne allontana? Dove il nostro destino è impazzito? Anche Erik Orsenna, premio Goncourt e membro dell'Academie française, nonché ex consigliere culturale di Mitterrand, ci ha perso il sonno, cercando risposte in una "machine à penser": un romanzo. Il suo La canzone dei mille rimpianti, in uscita il 9 aprile da Ponte alle Grazie, individua ipotesi, avventurandosi con grazia nei labirinti emotivi di un personaggio desideroso di avere un amore unico (come riesce al fratello rivale), ma incapace di fermare la successione di incontri e traslochi. Poi, quando approda a un rapporto così intenso da neutralizzare routine e mania della separazione, viene defraudato di questo tesoro dal destino. Così, guidato dalla necessità di superare il lutto, inizia un'inchiesta su di sé, sull'amore e sull'arte di stare nel presente, contando sull'appoggio di fantasmi benevoli e di un'ironia a tratti scatenata. A quest'ironia Orsenna ha abituato da tempo i suoi lettori anche per raccontare temi serissimi, quali gli intrighi di palazzo o la vita presidenziale. Intervistato in esclusiva da D, dice subito di evitare domande su un tema che ricorre nel libro: la morte della sua compagna. Ma non è necessario parlarne per raccontare quest'autobiografia fantastica, che fa riflessioni sull'amore che riguardano pure noi, e ha un tocco lieve anche quando affronta il dolore. "Sarà perché, fondamentalmente, ho una concezione della vita molto gioiosa. Vivere è un gioco. Finirà male. Pazienza. Ora divertiamoci. Per me riso e lacrime, gravità e divertimento sono indissociabili. Sono affetto da gioia inconsolabile", spiega. Il suo romanzo è, in effetti, permeato di slanci e curiosità. Eppure racconta un mondo popolato di fantasmi. "È così: ne siamo circondati!", assicura. E non appartengono solo a persone scomparse, ma anche ad amori svaniti, incontri per i quali è mancato il coraggio, relazioni sgretolate. Se li sappiamo trattare, i fantasmi danno profondità ai nostri giorni. "Vivere con loro significa essere "connessi", sentire la complessità del momento, dove presente e passato si mischiano. Se li allontaniamo, ci priviamo di risonanze e armonie". La ricettività ai fantasmi può essere favorita. Aiuta l'amore svanito tra i genitori che aleggia per casa, ma anche certi spettacoli naturali: "Io mi sono perfezionato in Bretagna, in riva a un mare popolato di leggende, e spesso in tempesta (le tempeste sono un'ottima porta per i fantasmi). Ho proseguito in Africa, dove il mondo dei vivi è unito a quello dei morti, le risate al pianto, la città alla campagna. È un universo dove gli spiriti hanno il loro posto". Assegnare agli spiriti un posto significa anche tenerli a bada. "Per esempio, io chiedo al fantasma di un vecchio amore che cosa pensa di un mio nuovo incontro. È giusto chiedere consigli. Ma poi con loro ci vuole equilibrio. Se ce ne lasciamo invadere, ci chiudiamo in universi senza vita. E sbarriamo la strada al futuro". Questo pericolo è tutt'altro che remoto, e può dare vita a disturbi molto concreti, come a quello della persistenza retinica, che il protagonista del romanzo si fa inutilmente curare dall'oculista. Rischia di succedere anche a noi, se permettiamo a un vecchio amore di continuare ad abitarci. Può colonizzarci lo sguardo, impedendoci la visione corretta di quanto ci circonda. In particolare, la persistenza retinica può ostacolare un nuovo amore, magari proprio quello che aspettiamo da sempre. "Per evitare questo, quando i fantasmi mi tormentano, accusandomi di voler dimenticare, contrattacco: "Oh, non penserete di incatenarmi al passato!". Voglio essere fedele al futuro. Così, appena un rimpianto mi si avvicina, io gli tiro il collo! Così, quando voglio fare un viaggio lo faccio, quando voglio provare un mestiere lo provo, quando incontro una donna le chiedo se vuole rivedermi. Nove volte su dieci risponde di no, e allora non ho rimpianti. Una volta dice di sì e io sono felice". Ma non è così semplice. A furia di tirare il collo ai rimpianti, di dare appuntamenti e tentare, si rischia infatti di incappare in un altro nemico dei sentimenti: l'andanza. È quella frenesia di vivere, quella malattia di futuro, che ci rende sempre un po' altrove, distanti dal nostro interlocutore, come al di là del presente. "Chi soffre di andanza ha come unica vocazione la curiosità. È reso folle dalla domanda: perché no? Perché no un viaggio o un'impresa? Come rispondere con un no alla domanda perché no?". Se cediamo all'andanza, cadiamo nel tranello della dislocazione della felicità: abbiamo difficoltà a immaginarla realizzabile oggi. Siamo convinti che arriverà domani, altrove. E, ancora, ci circondiamo di fantasmi. "I progetti sono i fantasmi dell'avvenire", avverte Orsenna. Così proiettati in avanti, rischiamo a nostra volta di diventare fantasmi per gli altri. "I miei figli, frustrati dalle mie assenze, a un certo punto avevano messo a tavola un manichino di filo di ferro con la mia faccia disegnata su un pallone. In questo modo, dicevano, un po' di me sarebbe stato con loro, perché tanto io o ero in viaggio, e allora non c'ero, o stavo scrivendo un libro, e allora c'ero ancora meno. Istruttivo". L'andanza è una malattia frequente, diffusa fin dal Rinascimento. Il romanzo riferisce che ne soffrì anche Carlo V: passò 21 dei suoi 25 anni di potere fuori della Spagna, in viaggio. Si dice che amasse ascoltare una canzone dal titolo Mille rimpianti. L'amore per le canzoni è un tratto distintivo di chi soffre di andanza. "Con i miei genitori andavo ad ascoltare cantautori poi diventati celebri, come Brassens e Brel. Le canzoni, come le fotografie, sono delle porte molto efficaci per entrare nell'universo dei fantasmi del futuro". Se pensiamo di avere una propensione all'andanza, perciò, moderiamo il consumo di canzoni d'amore. Brevi per natura, stimolano il gusto del cambiamento e del diverso a ogni costo, e favoriscono la tendenza a incatenare gli incontri. In più, raccontando amori complicati, o anche disperati, rafforzano l'idea che le storie finiscano male, e incoraggiano l'inclinazione a troncarle. Meglio ascoltare la musica classica come fa il protagonista del romanzo. O studiare danza. Orsenna l'ha provata. È stata la scrittura, però, a dargli i risultati più soddisfacenti: "Scrivo dalle sei alle nove del mattino, nel prolungamento della notte, in continuità con i sogni, e in una libertà totale. Il giorno e il mondo reale arrivano dopo. Queste tre ore di scrittura sono come le ore di meditazione per i religiosi. Proteggono dalla follia, perché aiutano a ricollegare assieme tutte le cose viste e vissute. Se non scrivessi sarei completamente esploso, disperso nella bulimia di sapere e di fare". Arginati i fantasmi e controllata l'andanza, resta sempre il problema di come arrivare all'amore unico. Inutile consumarsi nell'invidia per quelli che già lo vivono. "Forse hanno avuto fortuna da subito, e magari anche il merito di agire poi con cura estrema. Però può anche essere che non si siano ascoltati tutta una vita pur di restare dov'erano: a volte l'amore unico racconta il terrore di rimettersi in gioco e di perdere un certo comfort". Perciò, se ci siamo dispersi in amori improbabili, possiamo sempre essere orgogliosi del nostro coraggio di cambiare. Forti di questa qualità, dobbiamo solo aspettare che il sentimento appropriato ci investa. Generalmente è annunciato da una frase: "Ecco, se mi vuole è lui/lei". Se l'amore unico non è certo, è così indiscutibilmente probabile. "Nella vita accade che, proprio mentre si è affascinati da mille attività ed esseri, ci si manifesta d'un tratto il sentimento della preferenza. Allora preferiamo viaggiare all'interno di una persona, piuttosto che continuare a incontrarne ancora un'altra, e poi un'altra, e un'altra ancora. Preferiamo essere con questa persona e farle tutte le carezze possibili. Andare a cercare ancora non ci interessa più. Amare è preferire. Il desiderio diventa più importante dei desideri. Quando amiamo, in conclusione, ci si impone il desiderio al singolare". Ma poi, come fare in modo che la situazione resti preferibile a lungo? Forse tentando una cortesia che mai prima, lacerati tra passato e futuro, eravamo stati in grado di offrire: la cortesia di essere persone del presente. "Questa è un'operazione molto difficile. Si tratta di ostinarsi a restare nel momento, respingendo ogni possibile attacco dal passato o dal futuro". Riuscire in questo sforzo di concentrazione è di vitale importanza. Sembra infatti che le persone del presente siano quelle con cui la vita è più gradevole. Forse perché, come spiega il romanzo, "hanno una gentilezza che potrebbe sembrare banale, e invece è una rarità: la gentilezza di esserci. Esserci quando ti parlano, quando assaggiano un cibo, quando si arrabbiano, essere lì e non altrove quando fanno l'amore con te".
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